Prometeia: Pil 2014 +0,8%, cautela ma no deflazione


Nel 2014 l’economia italiana vedrà la ripresa, con il Pil che segnerà +0.8%, ma con tanta cautela. La spesa per gli interessi sui titoli di stato scenderà, a regime, di un miliardo di euro, e l’inflazione sarà in forte riduzione, ma non ci sarà rischio deflazione. Lo si legge nel Rapporto di Previsione sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia internazionale e italiana che Prometeia ha presentato a Bologna. La crescita del Pil dovrebbe poi accelerare all’1.4% nel 2015 e all’1.6% nel 2016.

 

Nonostante gli accenni di ripresa, anche nel quarto trimestre 2013 in Italia è proseguita la contrazione dell’occupazione: un dato segnalato dal Rapporto di previsione di Prometeia che però, seppur con cautela, ha un leggero ottimismo. L’associazione prevede infatti che l’occupazione cresca nel prossimo triennio, recuperando 520 mila unità di lavoro standard, 560 mila posizioni lavorative. “A fronte del milione e 800 mila unità perse dal 2007, si sarà ancora ben lontani dai livelli pre-crisi. Così come lontana dai livelli pre-crisi sarà la disoccupazione, che scenderà dagli oltre 3 milioni attuali a 2 milioni e 800 mila alla fine del 2016, l’11.2 per cento delle forze di lavoro”.

 

Per il Rapporto di Previsione “non sarà sufficiente la ripresa internazionale a garantire all’Italia l’uscita dalla recessione”, ma servirà anche “la riduzione della frammentazione finanziaria e la possibilità che la liquidità, mantenuta abbondante dalla politica monetaria espansiva, affluisca veramente alle imprese italiane”. Per il rapporto è ancora presto per trarre conclusioni sugli effetti dell’iniezione di liquidità apportata dal pagamento degli arretrati delle amministrazioni pubbliche, “ma i primi risultati segnalano che questi fondi sono andati a ridurre l’indebitamento delle imprese piuttosto che a finanziare gli investimenti”. Perché quindi la ripresa si possa avviare e mantenere nel prossimo biennio serve “che l’aumento di liquidità si traduca in maggiore credito bancario per le imprese e si accompagni, da parte del sistema finanziario, allo sviluppo di fonti di finanziamento esterno altro da quello bancario. Ma i vincoli che recessione e scadenze istituzionali e normative stanno imponendo al sistema bancario renderanno tale percorso particolarmente arduo”.

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