Prometeia: Pil a +0,3% nel 2014


Adagio, ma avanti. Pil 2014 +0,3%, e nel 2015 +1,2%, influenzati dall’abbrivio internazionale inferiore alle attese, dalla forza dell’euro che persiste nonostante l’allentamento della politica monetaria. Lo sostiene Prometeia, che presenta a Bologna il Rapporto di Previsione sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia, sostenendo che l’Italia ha smesso di affondare, ma la risalita è lenta e ostacolata dal peso del debito pubblico e dalla necessità di ricapitalizzazione del sistema bancario. Da tre trimestri la crescita del Pil oscilla attorno allo zero, alternanza di +/-0,1% che mediano tra settori in netto recupero e altri in recessione. Prometeia prevede che anche nei prossimi tre anni le pre-condizioni per il rientro del peso del debito pubblico su Pil si manterranno difficili, a prescindere dalle politiche di bilancio. La crescita del Pil nominale, il 2,6% medio annuo tra 2014 e 2017, decisamente inferiore al rendimento nominale dei titoli di stato a lungo termine (3,8% del costo medio del debito pubblico date le ipotesi di riduzione dello spread contenute nella previsione), implicherà un avanzo primario di bilancio di almeno l’1,2% del Pil per evitare che il rapporto debito pubblico/Pil aumenti, maggiore per ridurre il rapporto. In questo contesto, le decisioni della Bce lo scorso 5 giugno possono rappresentare un deciso passo in avanti a sostegno della ripresa: con l’erogazione da settembre e per un anno di liquidità alle banche in una misura pari a tre volte la quantità dei prestiti effettuati. Liquidità che dovrebbe permettere alle banche italiane non solo di riavviare, già nel corso dell’ultimo trimestre di quest’anno, il canale del credito all’economia riducendo il costo del funding, ma anche di conservare o addirittura ampliare il proprio portafoglio di titoli del debito pubblico italiano, consentendo una sua gestione più agevole e convalidando una discesa degli spread sui titoli tedeschi.

 

 

Nel primo trimestre l’occupazione è risultata ancora in caduta sul 2013 dell’1,2% in termini di unità standard, del -1% in termini di posizioni lavorative. Il contestuale aumento dell’offerta di lavoro (+0,2%) ha portato il tasso di disoccupazione al 12,7%, con un record di 3 milioni 220 mila senza lavoro. Lo rileva il Rapporto di previsione luglio 2014 di Prometeia. Le prime informazioni provvisorie sui mesi primaverili non sciolgono l’incertezza: dopo una caduta dell’occupazione dello 0,4% in aprile vi è stato un aumento (0,2%) in maggio; il tasso di disoccupazione è prima sceso al 12,5% per poi tornare al 12,6. L’incertezza, secondo Prometeia, emerge anche dai dati sul ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, in crescita nei primi mesi dell’anno nelle componenti straordinarie e in deroga, in riduzione nella gestione ordinaria. Dati che possono essere letti come espressione di una fase di assestamento ciclico che riduce la richiesta di nuovi interventi ma che non frena il processo di chiusura e ridimensionamento delle imprese, “coda avvelenata” della crisi. Comunque, ripresa lenta nel corso del 2014, anche se il riaffacciarsi sul mondo del lavoro di coloro che avevano perso la speranza potrebbe fare aumentare il tasso di disoccupazione fino a sfiorare il 13%, un record storico. Gli interventi normativi potrebbero favorire una maggiore reattività ciclica dell’occupazione. In ogni caso a fronte dei quasi due milioni di unità di lavoro (un milioni di posizioni lavorative) perse dal 2007, nei prossimi tre anni se ne potranno recuperare assai meno della metà, così che la disoccupazione scenderà dagli oltre 3 milioni e 220 attuali a 2 milioni e 900 mila alla fine del 2017, l’11,4%delle forze di lavoro. Praticamente solo il settore dei servizi privati sarà in grado di aumentare l’occupazione. Per tutti gli altri settori il bilancio sarà negativo, particolarmente pesante per il settore industriale, che avrà perso circa 800 mila unità di lavoro, ma anche per le costruzioni (-400 mila) e le Ap (-300 mila) le perdite saranno ancora ingenti.

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