PROGRAMMI VERDI/2 Legambiente: “Vogliamo una regione virtuosa”


BOLOGNA, 15 MAR. 2010 – Fare dell’Emilia-Romagna un regione davanti a tutte le altre per quanto riguarda la coesistenza di crescita di benessere e di tutela del territorio. E’ la richiesta che Legambiente Emilia-Romagna, a tredici giorni dalle elezioni, inoltra ai candidati alla presidenza regionale. Attuare "un progetto ambizioso", come dice Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente, "essere una delle avanguardie nel cammino tracciato dalla Ue verso una società a basso tenore di CO2 che garantisca livelli elevati di benessere sociale". E questo nonostante il periodo di crisi economica e le diverse emergenze ambientali. Per Legambiente, insomma, la strada è faticosa ma percorribile e le linee guida da seguire sono sei. Qui di seguito i punti lanciati nella nota di Legambiente.Rivouzione energetica. L’Emilia-Romagna diventi una regione guida sul tema del risparmio energetico e l’uso delle fonti rinnovabili: per questo occorre che tutti i Piani della regione adottino e superino gli obiettivi europei del 20-20-20 (20% riduzione dei consumi di energia, 20% utilizzo di fonti rinnovabili, 20% riduzione delle emissioni di CO2).Un piano per ridurre i rifiuti. I candidati si impegnino ad adottare uno specifico piano di riduzione rifiuti e promozione della raccolta differenziata, in modo da limitare il consumo di nuove materie prime e ridurre il ricorso a discarica ed incenerimento, che devono essere concepiti come soluzioni davvero residuali. Se i Comuni difficilmente possono avviare azioni strutturali sul tema della riduzione, la Regione ha invece un potere legislativo che le dà la possibilità di incidere in modo deciso su questo tema.Un tetto al consumo di suolo. Dopo sei decenni di crescita urbanistica inarrestabile ed interi tratti del territorio compromessi (ad esempio l’area costiera o la striscia della Via Emilia) occorre che la Regione fissi un quantitativo limite di cementificazione da non superare. Indispensabile istituire un sistema informativo sul consumo di suolo. Ripensare il sistema dei trasporti. Per uscire dall’emergenza cronica dello smog e diminuire la dipendenza dal petrolio occorre attuare un rinnovamento strutturale del sistema di mobilità. Serve un piano che metta al primo posto gli investimenti per sistemi di trasporto collettivi, efficienti e competitivi con l’auto, soprattutto nei centri cittadini e per la mobilità pendolare.No chiaro al nucleare. Il cammino verso risparmio energetico e rinnovabili non lascia spazio ad una improvviso ritorno al nucleare. Si tratta di una tecnologia con impatti potenzialmente elevatissimi, per cui mancano progetti seri per lo smaltimento delle scorie, che ci lascia comunque dipendenti dall’estero per il combustibile. Oltre a questo, investire sul nucleare significa sottrarre importanti risorse pubbliche alle rinnovabili (pulite, diffuse sul territorio e con ampi indotti) per investire su una tecnologia monopolistica e a scarso ritorno occupazionale.Democrazia e partecipazione. Strutturare processi di reale partecipazione dei cittadini nel confronto sui temi ambientali (prevenzione dei rischio, tutela della salute, qualità della vita). Occorre individuare procedure informative e percorsi decisionali che aiutino ad anticipare i conflitti e a raggiungere il consenso prima dei grandi interventi di modificazione del territorio.

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