Prodi porta l’Africa a Bologna


BOLOGNA, 21 MAG. 2010 – Chiunque si sia trovato a passare nelle ultime ore per il centro di Bologna avrà di sicuto scoperto che a farla da padrone, in piazza del Nettuno, sono le auto blu. Da stamattina sostano in fila davanti all’entrata di Palazzo Re Enzo, dove la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli presieduta da Romano Prodi ha riunito i leader africani e i rappresentanti delle istituzioni internazionali. Il motivo è "Africa: 53 countires, one Union", un convegno che già dal titolo esprime il suo proposito.E’ proprio sul rafforzamento dell’Unione Africana, del suo ruolo di interlocutore per il resto del mondo, che l’ex premier italiano ha messo infatti l’accento aprendo l’incontro: "La priorità dell’Africa è la pace, ma poi c’é la cooperazione: c’é un assoluto bisogno di lavorare insieme. Finora le relazioni sono state bilaterali e questo ha frammentato i rapporti e le politiche: oggi sotto il coordinamento dell’Onu, bisogna che a lavorare insieme siano Unione Europea, Unione Africana, Cina, Usa e gli altri grandi paesi". A confrontarsi con Prodi, oggi e domani, docenti universitari, esponenti di organizzazioni internazionali e molti esponenti dei governi africani, come il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, Moussa Dosso, ministro della Costa D’Avorio, e Samuel Sam-Sumana, vice oresidente della Sierra Leone. Presente anche l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione africana Michael A. Battle e il governo dell’Unione Europea con il commissario europeo per lo sviluppo, il lettone Andris Piebalgs."Occorrono investimenti in Africa, non carità. In un continente dove la popolazione cresce rapidamente quello che serve è lo sviluppo economico", ha detto Piebalgs nel corso del suo inervento. Una considerazione condivisa anche dal presidente Wade: "Le priorità per l’Africa sono la crescita economica e la produzione di prodotti, innanzitutto per il consumo interno – ha sostenuto – in modo da arginare la forte emigrazione che impoverisce il continente". Ma in molti concordano che, dopo Cina e India, sarà proprio l’Africa ad affacciarsi sulla scena economica mondiale.Oltre allo sviluppo del continente, tema centrale del convegno sono anche le conseguenze che avrà su questa parte del mondo la crisi finanziaria. Un problema di cui Romano Prodi ha parlato a margine dei lavori: "Una crisi minore è diventata una crisi maggiore per effetto delle indecisioni e dei ritardi – ha detto – Ma fortunatamente nello scorso weekend si sono prese decisioni che mi sembrano sufficienti per poter in qualche modo porre fine alla crisi".

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