Prodi a Parma parla di crisi e litiga con i giornalisti


PARMA, 26 MAR. 2009 – "Molti mi chiedono se siamo vicini alla fine del mondo. Io rispondo di no, a meno che non avvenga un incidente planetario. Credo che si uscirà dalla crisi soprattutto con il contributo dei Paesi emergenti. Non pensiamo alla loro concorrenza, ma al fatto che soprattutto loro compreranno sempre più i nostri prodotti di qualità". Lo ha detto Romano Prodi, parlando in un seminario all’Università di Parma con imprenditori locali, studiosi e ricercatori. La crisi, secondo l’ex premier, potrebbe anche rafforzare l’apparato produttivo locale e nazionale: "L’industria uscirà migliore se riuscirà a liberarsi dall’idolatria della finanza e delle banche, liberandosi di tutte quella sovrastrutture che non hanno nulla a che fare direttamente con il prodotto di un’azienda – ha sottolineato Prodi – Naturalmente non è detto che saremo noi a prendere il primo posto in questo nuovo teatro, ma io dico che abbiamo tutte la possibilità per farcela". E anche sul "sistema emiliano" Prodi si è detto ottimista, "ma solo – ha spiegato – se punteremo sull’innovazione, sulla ricerca e su un rapporto più stretto e costruttivo fra università e industria".Nel corso della conferenza, incentrata sul ruolo dell’Europa nel mondo, una ventina di giovani di destra appartenenti al "blocco studentesco" hanno protestato fuori dell’aula magna dell’Università contro la presenza dell’ex Presidente del Consiglio. Prima lo hanno accolto gridando slogan contro la globalizzazione, poi hanno esposto lo striscione "No all’Europa dei mercati, sì all’Europa dei popoli" lanciando anche alcuni insulti all’indirizzo di Prodi. Alla contestazione del gruppo neo-fascista ha risposto, con un comunicato, l’Unione degli Universitari di Parma che ha espresso "la più assoluta condanna per la becera contestazione messa in atto questo pomeriggio da un gruppo di neo-fascisti ai danni del professor Romano Prodi, durante una sua lezione presso il nostro Ateneo. Gli slogan e i cori di gruppo urlati oggi pomeriggio chiariscono quanto i promotori del gesto tengano in spregio la cultura e il dialogo, basi della democrazia, preferendo esibizioni di forza e per poter guadagnare una visibilità non meritata".A conclusione dell’incontro, l’ex premier ha risposto a chi gli chiedeva un commento alle affermazioni del suo successore Silvio Berlusconi, secondo il quale per uscire dalla crisi occorre che gli italiani lavorino di più. "Noi lavoriamo già abbastanza – ha detto –  dobbiamo invece lavorare molto meglio. L’innovazione tecnologica ed economica è fatta per permetterci di lavorare anche meno, ma meglio, molto meglio. Ed è questo che ci serve". Poi, come spesso succede nel corso delle ultime apparizioni pubbliche di Prodi, i giornalisti lo hanno incalzato con domande sulle questioni interne del nostro Paese. "Non parlo di politica, faccio un altro mestiere", ha prontamente risposto l’ex leader dell’Ulivo e attuale presidente del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Ma di fronte all’insistenza di un cronista che voleva conoscere il suo parere sul piano casa del Governo, l’ex primo ministro ha reagito di scatto e ha girato i tacchi abbandonando spazientito la conferenza stampa.

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