Processo Ciappazzi, il pm chiede 7 anni per Geronzi


PARMA, 12 LUG. 2011 – La requisitoria del processo Ciappazzi, filone nato dall’inchiesta sul crac Parmalat, si conclude con la richiesta di sette anni di reclusione presentata dal pm Vincenzo Picciotti nei confronti dell’allora presidente di Banca di Roma Cesare Geronzi. Due anni e sei mesi sono invece stati chiesti per l’ex ad di Capitalia Matteo Arpe, per il quale l’accusa ha previsto le attenuanti generiche che sono state negate a Geronzi.Il pm del processo Ciappazzi ha chiesto anche la condanna a quattro anni di Alberto Giordano, vicepresidente di Banca di Roma all’epoca dei fatti, a tre anni di Roberto Monza, direttore centrale dell’Istituto Banca di Roma, di Riccardo Tristano, ex componente del cda di Fineco Group e di Antonio Muto, ex dirigente Area funzione crediti della stessa banca. E ancora due anni e sei mesi per Eugenio Favale, all’epoca dei fatti dirigente Area grandi clienti di Banca di Roma e per Luigi Giove, all’epoca dei fatti responsabile recupero crediti di Mediocredito Centrale. Per Arpe, Favale e Muto la Procura ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di distrazione e per quella di bancarotta riferita alla Cosal, società del Gruppo Parmalat che acquistò l’azienda di acque minerali Ciappazzi dal Gruppo Ciarrapico."Con la chilometrica lettura di una densa memoria il Pubblico Ministero di Parma ha sorprendentemente collocato Calisto Tanzi sull’altare delle vittime. E ha affermato che sono, invece, i vertici della banca finanziatrice di Parmalat a dover rispondere di bancarotta, dimenticando, così, che l’ex patron del colosso alimentare di Collecchio è già stato condannato dal Tribunale di Parma proprio per questo reato". E’ quanto dicono gli avvocati Ennio Amodio e Francesco Vassallo, difensori di Cesare Geronzi per il quale è stata chiesta una condanna a sette anni di reclusione nel processo Ciappazzi, filone nato dall’inchiesta sul crac Parmalat. "Usando una lente deformante – aggiungono i due legali – il Pubblico Ministero ha cercato di trasformare le congetture in certezze e gli interrogativi in prove di responsabilità. Ma il funambolismo logico non vale a riempire i vuoti di un dibattimento che ha chiarito come Cesare Geronzi non abbia mai preso parte alle vicende che hanno condotto Parmalat ad acquisire l’azienda Ciappazzi nell’ambito di una operazione ineccepibile sul piano industriale ed economico. E allora – concludono gli avvocati Amodio e Vassalli, come si spiega la richiesta di una pena esorbitante basata sul nulla?".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet