Primo flop di Cazzola. E Guglielmi si promuove


BOLOGNA, 4 GIU. 2009 – Piazza Maggiore era piena soltanto per metà. Alla fine sono arrivate 1500 persone: non proprio poche, ma di sicuro meno delle 2500 presenti lo scorso 17 maggio al PalaDozza per assistere alla presentazione della squadra elettorale. In quella occasione, e anche quando nello scorso febbraio aveva lanciato la sua candidatura, Alfredo Cazzola aveva abituato i bolognesi a manifestazioni in grande stile, a vere e proprie convention all’americana ad alto impatto scenografico, con luci, hostess in divisa e colonne sonore. Ieri invece, per celebrare la sua prima volta nella piazza simbolo della città, il candidato del Pdl a Palazzo d’Accursio ha scelto di concludere con sobrietà la campagna elettorale. Circondato da tante bandiere del partito di Berlusconi e della Lega, che superavano di gran lunga quelle della sua lista civica, ha tenuto l’ultimo comizio prima del voto di sabato e domenica rivolgendosi ai fedelissimi accorsi ad ascoltarlo."Questa sera lo vedo e lo sento attraverso i vostri occhi: è ballottaggio", ha profetizzato Cazzola dal palco. A sostenerlo c’erano i quadri locali del Popolo delle Libertà – i coordinatori regionali Filippo Berselli e Giampaolo Bettamio, i deputati Enzo Raisi e Fabio Garagnani – ma nessun big. E, come annunciato, niente Berlusconi. Salito sul palco dopo i suoi candidati assessori, Cazzola ha salutato "l’entusiasmo, l’energia, la passione e grande volontà di cambiamento" della platea, che è confluita ai piedi di San Petronio da parti opposte della città. Sull’onda di un’idea di Federica, la figlia del candidato sindaco, sei mini-cortei sono infatti partiti un’ora prima del comizio da altrettante porte, al seguito di sei bande "paesane". A Santo Stefano c’erano solo una cinquatina di partecipanti, ma a San Vitale un po’ di più, tanto che sono anche riusciti a raccogliere qualche breve contestazione da parte degli abitanti. Da San Felice hanno marciato in centocinquanta intonando slogan come "comunisti carogne, tornate nelle fogne" e a loro si è unito anche un taxi imbandierato. In via Indipendenza, infine, hanno sfilato circa 200 ciellini.Al suo pubblico Cazzola ha lanciato l’ultimo appello, che riprende la profezia iniziale: "E’ il momento di giocarsela tutta – ha detto – Io ci credo, voi ci credete, Bologna ci crede". Ma prima ha avuto tutto il tempo di prendersela con i suoi avversari. Di Guazzaloca ha parlato definendolo "un vecchio sindaco di cui non ricordo il nome", mentre Delbono è stato liquidato come "un altro ex democristiano della bassa lombarda". Non è stato risparmiato nemmeno "il grande maestro di cerimonia" Romano Prodi, vittima di una bordata di fischi. Ma la vittima principale degli strali dell’ex presidente del Bologna calcio è stato senza dubbio Cofferati: "Addio Sergio – ha urlato Cazzola voltandosi verso Palazzo d’Accursio – e addio alla tua giunta, la peggiore dal dopoguerra a oggi".Non la pensa così Angelo Guglielmi, che della squadra che ha governato Bologna negli ultimi cinque anni è parte integrante. Proprio ieri, l’assessore alla Cultura si è congedato tracciando un bilancio del suo operato. "Ovunque io abbia lavorato, ne ho tratto un po’ di gloria – chiosa l’ex direttore di Raitre – Come responsabile della cultura bolognese spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza". Se dovesse darsi un voto, insomma, "sarebbe 7", ma risponderebbe no alla richiesta di un secondo mandato: tra pochi giorni tornerà a Roma. Quello che non gli è andato giù dell’esperienza sotto le Due Torri, sono stati soprattutto "i ritardi ingiustificati" relativi, per esempio, al bando dei direttori di Musei e Biblioteche e al Centro Servizi Teatrali a Villa Pini. Malgrado i drastici tagli subiti dal settore culturale, Guglielmi salva anche la politica di Cofferati, dicendosi "convinto che sarebbe stato rieletto".In vena di bilanci è anche Giuseppe Paruolo, assessore alla Salute e alla Comunicazione e da qualche mese pure vice-sindaco. Al termine dell’ultima riunione di giunta, "ci siamo scambiati gli auguri per il futuro – ha raccontato ai cronisti -, consapevoli di aver fatto un’esperienza che non è stata né esaltante né drammatica. Diciamo che stata viva, intensa, con momenti di difficoltà e momenti positivi". Anche nel giorno dei saluti, il sindaco uscente era assente e ha abbandonato la sua squadra. A chi gli chiedeva se fosse deluso, il suo numero due ha risposto con una frase secca: "penso che lo vedremo nei prossimi giorni".

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