Primarie Pd Bologna, 25 mila sono pochi?


BOLOGNA, 16 DIC. 2008 – "Un giudizio privo di qualsiasi fondamento e non supportato da elementi scientifici". Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, ha stroncato così l’analisi delle primarie del Pd di domenica scorsa da parte dell’Istituto Cattaneo che le ha definite "un insuccesso". Il suo direttore, Piergiorgio Corbetta, ha sottolineato “un malessere dell’elettorato verso la leadership che diventa disaffezione verso il Pd”. Un bello schiaffo arrivato da parte di un centro di ricerca tradizionalmente vicino al centrosinistra, alla casa editrice il Mulino e di area prodiana. Ma, secondo Cofferati, "i raffronti si fanno tra eventi che hanno le stesse caratteristiche". Per il sindaco di Bologna è infatti insensato mettere a confronto, come ha fatto il Cattaneo, la partecipazione alle consultazioni di domenica con quelle delle primarie bolognesi del 1999 e nazionali del 2005 e 2007. Secondo il sindaco, infatti, "loro hanno stabilito la soglia, non ci vedo nulla di scientifico ed è piuttosto triste". L’opinione di Pier Giorgio Corbetta, invece, è che le primarie mai avevano fatto registrare "un dato così basso". Una conclusione basata sul calcolo dei "potenziali elettori: nel ’99 voto’ il 24%, nel 2005 il 46%, nel 2007 il 40%, quest’anno solo il 20%". Di esito deludente ha parlato anche Gianfranco Pasquino, il politologo che aveva fatto un tentativo per prender personalmente parte alle primarie per la candidatura a sindaco. "Chiamare alle urne tre-quattro mila elettori in più di quelli che dieci anni fa andarono a votare per Silvia Bartolini – ha detto Pasquino – è un esito deludente". "In tutto, all’incirca 12.500 elettori hanno prescelto Delbono. ‘Repubblica’ di venerdì 12 dicembre citava un ‘dirigente di Via Rivani in vena di ottimismo’ (in preda, dico io, ad una sfrenata e inspiegabile euforia): ‘scommetto che ci avvicineremo a 50 mila’. Licenziarlo subito", ha commentato Pasquino secondo il quale "si apre adesso lo spazio per chi voglia dare una risposta, di sinistra e nella sinistra, ad un elettorato che, avendo fra l’altro sonoramente bocciato l’assessore più identificato con la giunta Cofferati, vuole di più, e giustamente". Anche Arturo Parisi, esponente ulivista del Pd, sta nel coro di coloro che non vogliono assolutamente esaltare l’ultima esperienza elettorale interna al partito. "L’Abruzzo, come le primarie di Bologna, conferma la fuga dei nostri elettori verso l’astensione", ha detto l’ex ministro alla difesa. “Proprio perché le primarie per il comune di Bologna sono cosa diversa dalla consultazione regionale abruzzese – ha specificato Parisi – il vistoso crollo della partecipazione verificatosi in ambedue le consultazioni ci dice che tra gli elettori democratici si va sviluppando un processo di grave smobilitazione che, come avvenne già in primavera nelle elezioni nazionali, romane e siciliane li sta spingendo in misura crescente verso l’astensionismo".

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