Prigionieri della burocrazia fiscale per 36 giorni all’anno


MODENA, 27 FEB. 2012 – L’Eurostat ci ha appena relegato sul fondo della classifica relativa agli stipendi medi annui nei paesi del Vecchio Continente. Con una retribuzione lorda di 23.406 euro, gli italiani guadagnano esattamente la metà dei cittadini tedeschi e possono guardare dall’alto in basso solo Portogallo, Malta, Slovenia e Slovacchia. Una fotografia sconfortante, dovuta in buona parte, secondo l’Unione Europea, agli eccessivi oneri fiscali a carico delle aziende nazionali, soprattutto quelle che decidono di assumere. E che il lavoro in Italia costi troppo lo sostiene anche Confartigianato Lapam, commentando i dati di una ricerca da cui emerge come, oltre al peso delle tasse, gli imprenditori debbano sopportare anche le complessità burocratiche per pagarle. “E’ uno dei troppi paradossi del nostro Paese e a Modena le cose non vanno meglio che altrove”, commenta il presidente Erio Luigi Munari. I numeri d’altronde parlano da soli: i 18 provvedimenti varati tra l’aprile 2008 e il gennaio 2012 che Lapam ha esaminato contenevano 297 modifiche di carattere fiscale. Di queste solo l’11,1% ha ridotto il carico burocratico per le imprese, mentre ben 189 ne hanno complicato la gestione. Negli ultimi due anni la pressione burocratica fiscale sulle nostre aziende è aumentata del 51% e con essa il tempo sacrificato per occuparsi degli adempimenti tributari: in Italia sono necessarie infatti almeno 285 ore all’anno, ossia 36 giorni lavorativi. E’ il record negativo tra i paesi Ocse, dove gli imprenditori impiegano in media 186 ore per assolvere il loro dovere di contribuenti. Munari chiede quindi regole che portino una reale semplificazione per le imprese, e di conseguenza, un aumento della competitività. Altrimenti, se “per una norma che semplifica si continua ad emanarne 6 che complicano la vita agli imprenditori”, il rischio è quello di tessere una vera e propria tela di Penelope.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet