Prezzi su, reddito giù: Confagricoltura nella morsa


BOLOGNA, 14 SET. 2011 – I dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica riguardanti il prodotto interno lordo del secondo trimestre del 2011 confermano la difficile situazione economica dell’agricoltura italiana, tanto che Confagricoltura Emilia-Romagna esprime la sua preoccupazione. "E’ evidente – ha affermato il presidente Guglielmo Garagnani – che non è sostenibile per nessuna impresa operare in una morsa economica che vede da un lato la flessione del valore aggiunto generato, che per il settore agricolo è pari al 2,4%, e dall’altro l’aumento dell’indice dei prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori che nello stesso periodo ha fatto registrare un incremento dello 0,7%". "Le variazioni tendenziali – ha aggiunto – ci mettono di fronte a cifre impressionanti: +17% per concimi e ammendanti, +12,3% per i mangimi e +12,2% per energia e lubrificanti. A parità di aumento del prezzo di alcune commodities in Europa, i dati recentemente pubblicati da Eurostat riferiti al 2010 evidenziano una contrazione del reddito agricolo italiano vicina al 3%, contro le performance positive di altri Paesi quali Spagna (+8,3%) e Francia (+34%) ed una crescita media europea del 12,5%".La situazione in Emilia-Romagna pare, però, un po’ meno drammatica che altrove. "Sebbene in Emilia-Romagna il reddito netto aziendale abbia avuto un miglioramento del 25% – ha spiegato – nel 2010 sia in termini assoluti, sia in riferimento ad ogni unità lavorativa familiare, i dati nazionali ed europei ci dicono che le criticità che stanno mettendo in ginocchio il settore primario a livello internazionale, quali l’impennata dei prezzi della materie prime e dell’energia, non possono essere arginate se non si prevedono aiuti concreti per le imprese volte a creare reddito e senza stanziare risorse per i necessari investimenti e adeguamenti". "Confagricoltura Emilia-Romagna – ha concluso Garagnani – ritiene quindi necessaria l’immediata attivazione di politiche atte a salvaguardare il comparto agricolo a livello nazionale, ma anche regionale e locale per evitare di perdere ulteriormente competitività, rischiando così di restare ai margini dei mercati agroalimentari mondiali".

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