Prestiti, segnali di ripresa


Un primo segnale di ripresa dei prestiti bancari inizia a rischiarare il difficile quadro economico. Secondo i dati presentati dall’Abi nel corso di un seminario tenuto a Ravenna, nei primi 10 mesi dell’anno i nuovi finanziamenti fino a 1 milione sono tornati positivi, seppure con una percentuale minima (+0,2%) rispetto allo stesso periodo 2013. Bene anche i nuovi mutui che continuano a mettere a segno crescite a due cifre,mentre restano al palo i finanziamenti alle grandi imprese condizionati dalla debolezza degli investimenti. Le banche italiane sono state penalizzate dagli esami svolti dalla Bce, per il metodo utilizzato che ha pesato troppo i crediti a imprese e famiglie rispetto alle attività più speculative, per non aver considerato “gli aiuti di stato percepiti” e per le condizioni iniziali di partenza ma ora è necessario avere “regole identiche per tutti” in modo da concorrere ad armi pari. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli e il dg Giovanni Sabatini descrivono così conseguenze e scenari della vigilanza unica varata lo scorso 4 novembre a seguito dell’aqr e del successivo stress test Bce. “Ora la vigilanza è della Bce che ha come referente il Parlamento Ue e le altre istituzioni europee” e per questo le banche italiane hanno “un interlocutore in più oltre alla Banca d’Italia”. Da Francoforte tuttavia, spiegano i vertici dell’associazione, con l’esame sono arrivate già metodologie penalizzanti ma le “discrezionalità nazionali”, ovvero le ‘eccezioni’ alle norme generali, se venissero rimosse impatterebbero meno sulle banche del nostro paese rispetto ad altri. La Germania ad esempio include nel patrimonio gli avviamenti, possibilità non concessa dalla Banca d’Italia. Una fonte di preoccupazione, ma il dibattito è ancora nella fase preliminare, è rappresentato dalla valutazione delle moratorie dei prestiti.

Il sistema di obblighi e sanzioni non funziona per diminuire l’eccesso di contante che rende anomalo il nostro paese ma per la diffusione della moneta elettronica occorre “un sistema di incentivi che faccia leva sul contrasto di interessi rendendo valido ai fini fiscali, ad esempio, la sola ricevuta del Pos del pagobancomat o della carta di credito per scaricare le spese sanitarie con il fisco”. Il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ritiene sia questa la strada da perseguire per “modernizzare il paese”, ridurre episodi di criminalità come gli assalti ai furgoni e rimuovere gli argomenti di quei soggetti interessati all’uso del contante “i quali poi di fronte a obblighi normativi sull’uso degli strumenti elettronici parlano di ‘regali alle banche'”. Il Bancomat si appresta a sbarcare sul web con la prima transazione del pagoBancomat on line prevista per marzo. Il consorzio Bancomat, 34 milioni di carte e 1,5 milioni di terminali pos, entra così nell’e-commerce. Secondo il dg Sergio Moggia non “è una concorrenza alle carte di credito o alle ricaricabili, c’è spazio per tutti” visto l’ancora basso livello di utilizzo in Italia rispetto alla media europea. “Siamo in grado di offrire elevatissimi sistemi di sicurezza” spiega Moggia. In pratica “non ci sarà bisogno di inserire il numero identificativo della carta o dei codici di sicurezza on line. Una volta attivata in banca la funzione web sulla propria carta, non sarà necessario digitare il proprio pin ma al momento dell’acquisto si verrà reindirizzati al sito delle propria banca. Dopo le verifiche scatterà il via libera all’acquisto”. Moggi ha sottolineato come in Italia si registrino solo 75 operazioni di pagamento pro capite diversi dal contante a fronte delle 194 della media europea.

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