Presidio a oltranza alla Salami di Modena


© Trc-TelemodenaMODENA, 7 APR. 2010 – Un anno fa lottavano per avere gli anticipi della cassa integrazione, adesso nonostante qualche piccolo segnale di ripresa i dipendenti della Salami si battono per avere un contratto di solidarietà ed evitare 35 licenziamenti su 116 addetti complessivi. E’ lo specchio delle difficoltà che da 18 mesi attanagliano il sistema produttivo modenese, imprese ceramiche e metalmeccaniche in primis. Da una parte le proprietà alle prese con una ripresa che non arriva, che vorrebbero ridurre il personale, adeguandolo alle esigenze della nuova realtà produttiva; dall’altra i dipendenti impegnati in una difesa strenua del posto di lavoro. Perché altri, in giro, non ce ne sono. Anche per questo la vertenza alla Salami è preoccupante ed emblematica."Siamo qui per quelle persone che da molti mesi non stanno lavorando – spiega Francesca, una dipendente della Salami – altri lavoratori che un po’ di ore le stanno facendo, ma alla fine siamo tutti sulla stessa barca e vorremmo sapere che futuro ci aspetta concretamente". Lucio, da 35 anni in forza alla Salami, non riesce ancora a spiegarsi l’attuale crisi: "non mi sarei mai aspettato una tale situazione in un’azienda considerata leader negli anni ’80. Oggi ci troviamo a dover lottare per il posto di lavoro".Dopo due giorni di presidio con blocco delle merci in entrata e in uscita dallo stabilimento di via Emilia ovest, pare che l’azienda stia valutando, la possibilità di tornare a sedersi al tavolo delle trattative. Per i sindacati che chiedono anche a Confindustria di fare la propria parte, sarebbe già un successo. “Se riparte la trattativa – ci spiega Fernando Siena di Fiom Cgil – i lavoratori sono pronti a tornare subito in fabbrica, anche se alla Salami servirebbe un vero piano di rilancio industriale”.

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