Premafin, Cimbri e Stefanini nella lista Unipol


BOLOGNA, 28 AGO. 2012 – Unipol scalda i suoi pesi massimi per il cda di Premafin. La holding che controlla Fonsai ha reso note le liste depositate in vista dell’assemblea che dovrà rinnovare il cda dopo che la compagnia bolognese, in forza dell’aumento di capitale da 339 milioni di euro sottoscritto a luglio, ha conquistato l’81% del capitale. Oltre all’amministratore delegato Carlo Cimbri e al presidente Pierluigi Stefanini, la compagnia bolognese ha candidato il vicepresidente Piero Collina, e altri cinque componenti del suo cda nonché esponenti delle cooperative azioniste: si tratta del presidente e vicepresidente di Finsoe, Marco Pedroni e Milo Pacchioni, affiancati da Ernesto Dalle Rive, Claudio Levorato e Vanes Galanti. In lista anche il responsabile dell’ufficio legale, Roberto Giay, e poi tre donne, in ottemperanza alla nuova normativa sulle quote rosa che impone che almeno il 20% dei posti in cda siano riservati al gentil sesso. Si tratta di Germana Ravaioli (direttore affari generali di Coop Adriatica), Rossana Zambelli (direttore generale della Confederazione italiana agricoltori) e Silvia Cipollina (docente di diritto tributario alla Facoltà di giurisprudenza di Pavia).Il tredicesimo candidato non siederà in consiglio in quanto il posto è riservato alla lista di minoranza presentata dalla holding lussemburghesi di Paolo e Giulia Ligresti, guidata da Luigi Reale. In tutto gli indipendenti proposti da Unipol sono sette. L’assemblea con cui i bolognesi prenderanno il timone della holding si terrà il 18 settembre (il 24 in seconda convocazione).E’ andata invece deserta l’assise di oggi, convocata su richiesta del custode giudiziale dei trust off-shore di Premafin, Alessandro Della Chà, per discutere la revoca dell’aumento riservato a Unipol. All’assise era presente solo il 3,9% del capitale, rappresentato dalle quote di Paolo e Giulia Ligresti e da una sparuta rappresentanza di fondi. Non è intervenuto neppure il custode dei trust off-shore Alessandro Della Cà che aveva chiesto l’assemblea.

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