Cariparma promuove il dibattito sulle quote rosa


parma 5/4/2011 Parma, 4 aprile 2011 – Promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell’amministrazione, degli organi politici. Se n’è parlato giovedì scorso a Milano nel corso della presentazione del libro di Monica D’Ascenzo, giornalista del Sole 24 Ore, “Fatti più in là. Donne al vertice delle aziende: quote rosa nei cda”, evento organizzato da Cariparma Crédit Agricole.Dopo un’introduzione al tema da parte dell’autrice, che ha sottolineato come esista un meccanismo di cooptazione nella scelta dei membri del board aziendale che penalizza l’ingresso delle donne, che potrebbero arricchire i cda con competenze e qualità peculiari, è intervenuta la sen. Maria Ida Germontani, relatrice delle legge, che ne ha ripercorso l’iter di costituzione ricordando l’idea di fondo: istituire una norma di garanzia per la rappresentanza della parte più debole. La senatrice ha poi evidenziato come la legge sia sostenuta da tutte le parti politiche e non abbia incontrato resistenze ideologiche ma solo “tecniche”, in termini di gradualità nell’applicazione, regime sanzionatorio e vigilanza nell’applicazione, osservazioni integrate nella legge attraverso gli emendamenti.Anna Puccio, direttore generale Gruppo Cooperativo Nazionale CGM e consulente dell’on. Mosca nello stilare la legge, ha posto invece l’accento sulle conseguenze dell’applicazione della legge, che porterà a un cambio della classe dirigente su due versanti: si abbasserà l’età media del management e si ridurranno i numerosi incarichi ricoperti contemporaneamente da molti consiglieri, favorendo una maggiore distribuzione delle cariche.La seconda parte dell’evento ha visto confrontarsi in una tavola rotonda, moderata da Nicola Saldutti, caporedattore economico del Corriere della Sera, alcuni rappresentanti del mondo imprenditoriale e bancario: Giampiero Maioli, ceo di Cariparma Crédit Agricole, ha ricordato l’impegno della banca a favore delle donne attraverso l’adesione all’Associazione Valore D, la promozione di un progetto che vede coinvolte 40 donne in un percorso di formazione alla leadership femminile in collaborazione con l’Università Cattolica e altre iniziative a livello europeo. Claudia Parzani, partner studio legale Linklaters e membro del comitato direttivo di Valore D, ha riportato i risultati dell’indagine McKinsey che prova come la presenza di donne nei cda porti dei vantaggi concreti, soprattutto in termini di ricchezza e diversità di opinioni. Risultati confermati anche da Giovanna Dossena, Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli studi di Bergamo e consigliere di amministrazione indipendente di Brembo S.p.A, che dall’osservatorio privilegiato di docente conferma come le studentesse ottengano performance accademiche mediamente migliori rispetto ai colleghi maschi. In una ricerca che ha coinvolto alcune migliaia di studenti è emerso, inoltre, come i maschi abbiano ben chiari i modelli cui ispirarsi, che sono tutti maschili, mentre manchino veri modelli femminili di riferimento per le studentesse.Sono invece molte le caratteristiche che rendono le donne presenze preziose all’interno dei cda, come ha spiegato Magda Bianco, titolare della Divisione Economia e Diritto di Bankitalia: le donne hanno una maggiore predisposizione al problem solving in azienda, sono più attente all’ascolto dei diversi stakeholders della banca e sanno rompere i meccanismi pronunciando anche qualche no. La crisi, ha sottolineato la Bianco, ha contribuito a far emergere queste caratteristiche nel settore bancario, che sta, se pur lentamente, cambiando a favore di una maggiore opportunità per le donne di ricoprire ruoli chiave in azienda. Maioli ha sottolineato come spesso le candidature da parte delle donne non arrivino al livello della dirigenza perché esiste un disequilibrio a monte nel sistema sociale. Citando il caso delle colleghe francesi, che dimostrano di conciliare carriera e famiglia, il manager ha parlato, a chiusura della tavola rotonda, della necessità di intervenire nel nostro Paese, oltre che con contributi normativi diretti alle aziende come quello delle quote rosa, sui meccanismi di welfare che non riguardano solo le donne ma anche il mondo dei giovani, per garantire libero accesso al merito.

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