Parmalat: meno 24 ore dal cda; è corsa contro il tempo per la cordata italiana


collecchio 31 marzo Senza sosta. La cordata tricolore deve prendere forma entro le prossime 24 ore. E’ l’italianità di Parmalat che lo chiede. A meno un giorno dal consiglio di amministrazione del gruppo di Collecchio chiamato a decidere sul rinvio dell’assemblea in programma il 12-13-14 aprile, a Intesa SanPaolo non è ancora il momento di tirare le somme. I legali, quelli dello studio milanese Pedersoli, sono al lavoro per trovare la formula più adatta a formalizzare una manifestazione di interesse entro domani mattina, quando si riunirà il cda di Parmalat. E le indiscrezioni si moltiplicano. Potrebbe essere la stessa banca guidata da Corrado Passera a firmare un documento con cui si informa il cda dell’impegno per una alternativa industriale di lungo periodo, concorrente di Lactalis.La sfida è più aperta che mai. Ci vogliono almeno tre miliardi di euro per provare ad avere la maggioranza in una partita che sembra giù chiusa. Il problema principale è quello che gira attorno alla disponibilità di un soggetto industriale disposto a farsi carico dell’onere di questa impresa. Da Alba continuano ad arrivare indicazioni rassicuranti, ma metter mano al portafoglio è un’altra cosa e in ambienti finanziari sorgono dubbi. Di certo la Ferrero ha peso e risorse per sostenere un progetto di lungo periodo. Questo, fermo restando il contributo che potrà dare in questo senso anche l’altro big dell’agroalimentare italiano, la Granarolo, concorrente di Parmalat e partecipata al 20% da Intesa.”Ci sono concrete speranze che alla fine Ferrero si decida, ma non lo sappiamo. Certo, ci sono tali e tante pressioni che forse alla fine si deciderà”, segnalano alcune fonti. Come nel caso di Cadbury, Michele Ferrero sarebbe più prudente, mentre i figli sarebbero più possibilisti. Difficile che Ferrero e Lactalis possano coabitare in Parmalat: “I francesi sono della stessa pasta di Ferrero: la coabitazione tra i due sarebbe molto molto difficile. Sono entrambi abituati ad essere padroni in casa propria. È anche improbabile anche si arrivi ad un’opa su Parmalat, perchè costa una barca di soldi, osservano.Restano della partita anche diversi soggetti finanziari, in grado di partecipare alla costituzione della dotazione di risorse necessaria a procedere nell’operazione. Nella giostra dei nomi usciti dal cappello della speculazione ce n’è per tutti: da Giovanni Tamburi alla Equinox, il fondo di private equity di Salvatore Mancuso, fino a quello della merchant bank Palladio Finanziario. In questo contesto si fa strada inoltre un possibile coinvolgimento della Cdp, che sarebbe permesso dallo statuto, ma i tempi sembrerebbero troppo stretti.Oltre al tesoretto da trovare c’è poi un altro neo: il fattore tempo. Una volta incassato lo slittamento a fine giugno dell’assemblea, sarà decisivo fare in modo che le condizioni poste dal patron della Nutella, ovvero che il progetto sia solido, italiano e di lungo periodo, possano essere verificate nel dettaglio. Il tutto mentre da Bruxelles la portavoce del commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, ha segnalato che i “servizi dell’Antitrust seguono da vicino e con interesse la situazione” che ha portato Lactalis a detenere il 29% di Collecchio. “La regola – ha ricordato – è che non si può acquisire il controllo di un gruppo senza prima il via libera della Commissione Europea”.E nel caso specifico l’azienda francese ha “la responsabilità di sapere se la partecipazione in Parmalat le dà o no il controllo del gruppo. Se così fosse dovrebbe notificare l’operazione alla Commissione, perchè in materia di fusioni e di acquisizioni non si può acquisire il controllo di una società senza prima avere il via libera dall’esecutivo europeo”. Ma i francesi appaiono in vantaggio anche su questo terreno: hanno inoltrato a inizio settimana alla commissione Ue la richiesta di esenzione dalla comunicazione preventiva di una concentrazione rilevante a livello comunitario. In altre parole Lactalis intende avvalersi dell’esezione prevista dalle norme comunitarie della richiesta di un via libero preventivo di Bruxelles per poter esercitare i proprio diritti di voto.

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