Fondazione Cariparma cambia le strategie su Intesa SanPaolo


parma 23 maggio La Fondazione Cariparma non sottoscriverà l’aumento di capitale da 5 miliardi di Intesa Sanpaolo . Lo ha affermato il presidente dell’ente, Carlo Gabbi, in un’intervista a MF-DowJones, sottolineando che «le nostre risorse sono state già impegnate a Cariparma anche nell’ultimo aumento di capitale, che ha comportato per noi un esborso di 128 milioni.
Il titolo Intesa Sanpaolo lo abbiamo in carico a un euro. Parte delle azioni le terremo e parte le venderemo. Cederemo certamente i diritti dell’aumento. La Fondazione oggi ha l’1,2% di Intesa Sanpaolo; l’aumento ci diluirà a circa lo 0,8%».L’ente, come ha ricordato il presidente, ha da poco sottoscritto l’aumento di capitale di Cariparma: decisione, spiega Gabbi, presa in quanto «le prospettive indicate dai manager, al momento della richiesta dell’aumento, sono buone. L’ampliamento a regioni vicine, come Piemonte e Liguria, è stato fatto in maniera equilibrata e tenendo sempre al centro della banca Parma e il suo territorio. L’allargamento sta facendo crescere le possibilità per il territorio e sta creando una grande regione di influenza dell’istituto che ha Parma al centro».Un progetto cui non sono estranei anche acquisti mirati, magari di sportelli e di piccole realtà bancarie locali. «Per completare l’area di influenza» di Cariparma, ha spiegato ancora Gabbi, «si può procedere anche a qualche acquisto». L’acquisto di Monte Parma, prima candidata a finire nel perimetro di Popolare Milano (Milano: PMI.MI – notizie) e poi invece confluita in Intesa Sanpaolo, non è mai stata un’opzione presa in considerazione, nonostante l’innegabile interesse territoriale dalla banca emiliana, perché «avremmo rischiato problemi antitrust».Quanto all’attività di investimento della Fondazione Cariparma, «25 milioni di euro l’anno credo che sia un livello giusto di erogazioni per un territorio come il nostro».

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