PARMALAT : DOPO BODNI SALZA?


COLLECCHIO 2 FEBBRAIO Non sara’ un’attivita’ da fondo-avvoltoio, quella dei tre soci istituzionali esteri che puntano a sostituire Enrico Bondi nella carica di amministratore delegato della Parmalat.Come si legge in un articolo di MF, il norvegese Skagen, il canadese Mackenzie e lo svedese Zenit, che insieme hanno sindacato il 15,3%, puntano piuttosto alla crescita e allo sviluppo della compagnia nel medio periodo, anche attraverso un’operazione straordinaria, soprattutto all’estero, che potenzi il gruppo come vera multinazionale dell’alimentare. Acquisizione che secondo alcuni analisti potrebbe guardare al Sudamerica, per bilanciare il peso dell’Italia, anello debole del gruppo circa i margini. Ô questo l’impianto strategico che i tre fondi starebbero illustrando ai potenziali candidati sondati in questi giorni per entrare a far parte della lista per il cda da presentare entro il 18 marzo per l’assemblea del 12-13-14 aprile. Secondo fonti finanziarie a conoscenza del dossier, da ultimo avrebbe dato la disponibilita’ a far parte del board anche Enrico Salza, l’ex presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, adesso impegnato nel cda (e nel comitato esecutivo) della Rcs e in quello di Iren, la multiutility nata dalla fusione di Iride (Torino e Genova) ed Eni’a.Ha invece escluso la sua candidatura come ad di Parmalat Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia, la banca d’affari advisor ufficioso della cordata dei fondi esteri: “Non esiste”, ha tagliato corto ieri a margine della commemorazione in Bocconi dell’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Salvatori ha escluso anche che i fondi adotteranno una politica “mordi e fuggi”. Al contrario “vogliono un percorso di crescita e sviluppo per Parmalat”.

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