CONFINDUSTRIA EMILIA ROMAGNA – I PRIMI 40 ANNI CELEBRATI A PARMA


PARMA 10 DICEMBRE E’ stata l’occasione per ricordare i quarant’anni dell’attività di Confindustria Emilia Romagna ma anche di dare un input propositivo per riattivare il nostro sistema imprenditoriale. Il meeting “Riscoprire la crescita” organizzato da Confindustria Emilia-Romagna venerdì a Parma, presso la sede dell’Unione degli Industrialli è servito per presentare un’indagine fra 700 imprese dell’Emilia-Romagna, per un totale di 60mila addetti. L’indagine è realizzata nei primi 3 mesi dell’anno (le risposte quindi non tengono conto delle conseguenze del terremoto sull’economia). Hanno dichiarato di aver fatto investimenti 85 imprenditori su cento, nel 2011 (ma erano 86,9% nel 2010). L’investimento più diffuso è quello in tecnologia (Ict): 42,1%. Ha investito in formazione il 41,5% delle imprese intervistate, in linee di produzione il 40,1%. Ha investito in ricerca e sviluppo il 35% delle aziende del campione. Nel 2012 avrebbero fatto investimenti 82,2% delle imprese.Quindi «Serve un’Europa più amica dell’industria» perché per uscire dalla crisi non bastano le politiche di austerità. Bisogna sostenere l’industria: entro il 2020 bisogna passare dal 5,6 al 20% di Pil legato al manifatturiero. Lo ha detto Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, che oggi ha partecipato all’incontro «Riscoprire la crescita» a Palazzo Soragna, sede dell’Unione parmense degli industriali. Discutendo di crisi e possibili ricette per combatterla, il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Maurizio Marchesini ha presentato la proposta di un patto fra le imprese e le istituzioni. Confindustria propone «un grande patto per gli investimenti» che coinvolga imprese, Stato, regioni, lavoratori e banche. Funzionerebbe così: un’azienda o gruppi di imprese fanno investimenti in innovazione e ricerca applicata; il governo assume una partnership in questi progetti con l’adesione preventiva e l’impegno a condividere il ritorno in termini di sgravi fiscali predeterminati. In questo patto, le banche dovrebbero assicurare le risorse finanziarie per realizzare gli investimenti.Dare un input propositivo per riattivare il nostro sistema imprenditoriale è il tema del convegno “Riscoprire la crescita” organizzato da Confindustria Emilia-Romagna che si svolge venerdì 7 dicembre a Parma, presso la sede dell’Unione degli Industriali.Gaetano Miccichè, direttore generale di Intesa Sanpaolo, a proposito delle accuse al sistema creditizio di non aver supportato le imprese durante la crisi ha detto, durante il dibattito: «L’accesso al credito non è mai venuto meno. Sono venuti principalmente meno gli investimenti, la domanda di credito da parte delle aziende. Le banche hanno come proprio fatturato i margini che guadagnano vendendo crediti alle imprese e quindi hanno voglia di fare credito, ma lo devono fare alle aziende sane perchè prestano il denaro dei depositanti».«L’innovazione e la capacità di giocare d’anticipo sono i veri fattori vincenti per ogni azienda – ha aggiunto Miccichè -. Il costo del funding e la sottocapitalizzazione penalizzano gravemente le imprese nei confronti della concorrenza globale, servono quindi dimensioni minime ottimali che superino vincoli culturali, aprano il capitale a terzi e diano adeguate regole di corporate governance, in grado di modernizzare il nostro tessuto imprenditoriale, aprendolo sempre di più verso i mercati internazionali».

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