CARIPARMA ANALIZZA I NUOVI SCENARI DEL LAVORO CON BONANNI (CISL)


PARMA 1 FEBBRAIO La partecipazione dei lavoratori può essere l’elemento chiave per rilanciare un nuovo modello di relazioni industriali dopo la crisi? E’ possibile pensare a un nuovo modello di banca socialmente sostenibile? Se n’è parlato oggi al convegno organizzato da FIBA Cisl e da Cariparma.Ha aperto i lavori Massimo Basso Ricci, Vice Direttore Generale di Cariparma, portando i saluti istituzionali. A seguire, Giuseppe Pagani, Presidente Commissione Lavoro Formazione Scuola dell’Emilia Romagna, e Manuela Moretti, Assessore alle Politiche del Lavoro della Provincia di Parma. L’incontro è poi proseguito con gli interventi dell’economista, Alberto Berrini e del Professore Franco Mosconi dell’Università di Parma che hanno delineato il contesto macro e micro economico della crisi, inserendo il sistema delle relazioni industriali all’interno di uno scenario in continuo divenire.Antonio Quaglio, Caporedattore de Il Sole24Ore e di Plus24 ha poi aperto il dibattito della tavola rotonda alla quale sono intervenuti Giampiero Maioli, Ceo del Gruppo Cariparma FriulAdria, Alberto Lunardini, Vice Presidente Confindustria Emilia Romagna e Giuseppe Gallo, segretario generale Fiba Cisl.“Un sistema di relazioni industriali moderno nel settore bancario non può fare a meno del principio della concertazione: è fondamentale pensare in termini nuovi alle relazioni tra la banca e i lavoratori. Occorre accettare i cambiamenti imposti dal nuovo sistema economico: la globalizzazione dei mercati ci costringe a ripensare al nostro modello di business che ci impone maggior dinamismo e competitività, ha affermato Giampiero Maioli. Tuttavia non bisogna dimenticare i concetti di condivisione, che deve valere negli aspetti strategici tra banca e sindacati, nei piani industriali, nelle misure a sostegno dell’economia, nelle politiche salariali. Bisogna dare alle relazioni industriali un’impronta innovativa e mettere in discussione il dualismo storico tra lavoratore e impresa e tra lavoratore e capitale, che è stato alla base del rapporto tra sindacati e banche. Grazie al nuovo modello – ha continuato Maioli – si potrà incrementare la produttività alimentando un circolo virtuoso che consenta ai lavoratori di poter disporre di un salario variabile maggiore rispetto a quello attuale e consentire all’azienda di aumentare l’efficienza. Ripensare il modello di relazioni tra imprese e sindacati – ha concluso Maioli – non significa solo oneri o impegni più gravosi per i lavoratori ma getta le basi, una volta giunta al termine la crisi economica, per una nuova fase che consenta ai dipendenti di ottenere qualcosa in più nei periodi di espansione economica”.”Il sistema bancario italiano ha superato bene la crisi, ma ora subisce tutti gli effetti della crisi e forti ricadute sulla redditività – ha detto il segretario generale della Fiba Cisl Giuseppe Gallo nel corso della tavola rotonda..- La risposta è nella leva fiscale: “manca una politica fiscale di attenzione, e di piena deducibilità, occorre regolare e tassare diversamente le banche che investono in economia da quelle che investono in finanza”.Per quanto riguarda le relazioni industriali: “Gli accordi firmati nel nostro settore, come quelli di Intesasanpaolo e Unicredit hanno la stessa impostazione di Mirafiori, lo scambio lavoro stabile contro flessibilità salariale di ingresso e di orario. Questo modello lo riproporremo anche nel contratto nazionale dei bancari. Ci siamo assunti le nostre responsabilità, ma ora è necessario lavorare insieme e aprire ad una governance che veda la partecipazione dei lavoratori in qualità di soci azionisti per contribuire alle scelte strategiche dell’azienda. Un nuovo modello di banca, una banca socialmente e ambientalmente sostenibile è l’unica via per uscire dalla crisi. Perchè la banca può essere il fattore propulsivo di un nuovo ciclo di una ripresa con le ricadute di reddito, di occupazione, di futuro per le nuove generazioni.“Abbiamo avuto un sistema bancario forte sul nostro territorio che ha retto bene e grazie al quale il sistema delle imprese si sta riprendendo – ha dichiarato Alberto Lunardini. La politica vuole risolvere il problema della crisi con nuove norme. Noi imprenditori crediamo di più a soluzioni aziendali perché in Italia ci sono realtà politiche ed imprenditoriali diverse. Siamo d’accordo con la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese ma ad oggi in Italia non c’è ancora una cultura diffusa del cambiamento, tema fondamentale per le imprese in questo contesto”.Al Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il compito di chiudere i lavori: “una governance della finanza condivisa con i lavoratori e tutti gli stakeholder è ancora più importante perché agisce non solo sulla crescita dell’azienda, ma interviene in un gioco complesso di controbilanciamento dei poteri – ha dichiarato. Riguardo agli accordi di Pomigliano e Mirafiori Bonanni ha detto che si tratta di accordi ‘apripista’, “segnali di fiducia e di speranza per tutto il paese, per l’avvio di altre intese aziendali e territoriali che migliorino i salari e la produttività e facciano leva su sgravi contributivi e fiscali. Con queste intese importanti non abbiamo assicurato solo lavoro, ma anche reali prospettive industriali, diritti e soprattutto aperto la strada alla condivisione di nuove relazioni sindacali incentrate sul modello partecipativo. Ecco perché, come è avvenuto per Fiat, la Cisl è pronta a sottoscrivere intese dove, in cambio di una maggiore flessibilità, oltre a salvaguardare ed aumentare l’occupazione, si riporti il lavoro in Italia, attraendo, magari, anche investimenti dall’estero. La strada per uscire dalla crisi è solo questa.”

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet