Posto fisso, Legacoop ha preceduto Tremonti


BOLOGNA, 21 OTT. 2009 – Il ministro Tremonti si è accorto solo ora che il posto fisso "è la base su cui organizzare il proprio progetto di vita e la famiglia". Le imprese cooperative dell’Emilia Romagna aderenti a Legacoop, invece, non lo hanno mai dimenticato. Sono circa 1.600, con un fatturato 2008 di 25mila milioni di euro e un numero di occupati pari a 152mila, e utilizzano lavoro che, per il 92 per cento, ha il carattere della stabilità, con un 60 per cento di occupazione femminile.“L’attenzione all’occupazione e l’impegno per rapporti di lavoro regolari e stabili nel tempo sono una caratteristica costitutiva dell’impresa cooperativa – afferma Paolo Cattabiani, presidente di Legacoop Emilia Romagna – Fin dalle origini l’obiettivo lavoro era al primo posto quando nasceva una cooperativa. E lo è ancora, pur nella innovazione delle relazioni industriali che ha riguardato, ovviamente, anche le imprese cooperative che operano nel mercato e oggi, purtroppo, nella condizione generale di crisi in cui versa l’economia mondiale”. “L’attuale dibattito sul cosiddetto posto fisso riconosce il valore dei buoni rapporti di lavoro, che non si creano con la bacchetta magica, ma per i quali servono fatti e politiche concrete, perché stabilità e flessibilità non siano condizioni antitetiche e inconciliabili. Nella nostra idea di un sistema produttivo competitivo, solidale e sostenibile, la flessibilità – continua Cattabiani – può non essere precarietà in un mercato del lavoro in cui si applichino politiche attive di formazione, di mobilità e con il necessario corredo di ammortizzatori sociali; stabilità vuol dire per il lavoratore maggiore tranquillità e per l’impresa valorizzazione del capitale umano, ma vuol dire anche, in una società moderna e in un’economia globalizzata, capacità di aggiornare le proprie competenze e, per l’impresa, possibilità di operare ristrutturazioni e innovazioni produttive senza creare drammi sociali. Anche per tali ragioni il dibattito di questi giorni, pur evocando un problema reale ed un obiettivo condivisibile, è monco. Mancano, infatti, all’appello, indicazioni concrete su come raggiungere un risultato che molti auspicano. Serve che il Governo, se crede a quel che afferma lo stesso Presidente del Consiglio, adotti le politiche conseguenti. Per esempio, politiche incentivanti per quelle imprese che favoriscono e adottano rapporti di lavoro a tempo indeterminato”. Secondo un’analisi dell’Ufficio Relazioni Industriali di Legacoop Emilia Romagna, nella composizione degli occupati delle imprese associate, la stabilità del lavoro, oltre il 92 per cento, è data sia dai rapporti a tempo indeterminato, quello che comunemente viene definito il posto fisso classico, che da un altro tipo di posto fisso, quello stagionale che si riattiva di stagione in stagione. E’ questo il caso degli occupati nel settore turistico e dei lavoratori stagionali in agricoltura. La formazione gioca un ruolo determinante nella creazione e nel mantenimento di occupazione stabile, anche nell’attuale situazione di crisi. In Emilia Romagna gli effetti della crisi sono stati attenuati dal ricorso agli ammortizzatori sociali, che sono in fase di esaurimento. E “poiché la crisi colpisce i settori produttivi a macchia di leopardo – afferma ancora Cattabiani – anche tra le imprese cooperative formazione e mobilità possono dare una mano a contrastare i colpi della crisi”.

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