Pomorete punta al Sudafrica


Obiettivo Sudafrica per Pomorete, la prima filiera italiana del pomodoro, rete di imprese aderente a Confapindustria, che è fino al 26 ottobre nella provincia del Gauteng, che comprende Johannesburg, in una missione voluta dalla Regione Emilia-Romagna, che ha varato un progetto di scambio nel gennaio 2017. Il Gauteng, con 12 milioni di abitanti, produce il 34% del Pil sudafricano. L’area si estende su 1,7 milioni di ettari, di cui solo la metà coltivati. In Sudafrica queste imprese portano “il bagaglio di esperienze con alcuni Paesi dell’Est Europa, e con il progetto in corso nello Zambia (creazione di un impianto di trasformazione), dove hanno sviluppato iniziative e trasferito il know how che contraddistingue la prima Rete italiana del pomodoro”, spieha il presidente di Pomorete, Dario Squeri. Nello Zambia si sta per chiudere un progetto per la coltivazione e per uno stabilimento di produzione di conserve. La missione in Sudafrica sarà occasione per stabilire contatti in un Paese che punta molto sullo sviluppo in agricoltura e nell’agroalimentare e la piacentina Pomorete presenterà il network di 15 imprese in grado di operare in diversi settori: dallo studio e ricostituzione dei suoli, alla trasformazione, alla vivaistica, alla fertirrigazione, alla commercializzazione, alle macchine per la raccolta e alle macchine per l’industria. L’intenzione è anche trovare nuovi mercati in un continente dove è fortissima la presenza del colosso cinese. Previsti incontri con le autorità amministrative nazionali e della regione sudafricana, con l’ambasciata italiana, e poi con Università, imprenditori e agricoltori. In agenda summit di natura tecnica e politica, oltre alla visita all’Agropark di Sebokeng. Con Pomorete e Confapindustria saranno presenti la Regione, con l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli, Arpae, il Cer (Consorzio idraulico emiliano romagnolo), l’Università di Bologna. Tra le priorità, innovazione in campo agricolo e nell’agroindustria, certificazioni di qualità, gestione della risorsa idrica: i settori dove più l’Emilia-Romagna può dare un significativo contributo. Importante sarà anche il rapporto tra università, con la ricerca e lo scambio di studenti.

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