Pomodoro, fissato il prezzoUn accordo che non soddisfa


BOLOGNA, 16 APR. 2013 – Ottantacinque euro, più un centesimo a tonnellata per i servizi resi alle associazioni di prodotto: produttori e trasformatori hanno fissato il prezzo del pomodoro da industria al termine di una lunga maratona che si è conclusa a Parma. Con un accordo che sarà valido per il Nord Italia e relativo alla campagna 2013. Lo rileva la Confederazione italiana agricoltori, che parla di "accordo positivo e migliorativo rispetto alla precedente campagna, sia come prezzo che come tabella, anche se non copre per intero i costi di produzione dei produttori agricoli". Unico aspetto negativo, i tempi lughi della trattativa. "Adesso – aggiunge la Cia – c’é da recuperare almeno un paio di settimane di ritardo nei trapianti, un ritardo che porterà non poche difficoltà in campagna anche perché si rischia di non riuscire a programmare al meglio la scalarità produttiva. In ogni caso, adesso si può mettere in moto una campagna incerta sino all’ultimo e ricompattare una delle più importanti filiere agricole e industriali italiane. Sul pomodoro da industria l’Italia è leader in Europa e seconda nel mondo solo agli Stati Uniti". "Fuori tempo massimo e senza un reale rinnovamento" è invece il giudizio di Coldiretti Emilia-Romagna. "Siamo arrivati ancora una volta in ritardo – dice il presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, Mauro Tonello – e nonostante questo non siamo stati capaci di realizzare quella necessaria rivoluzione necessaria per la trasparenza del contratto. Abbiamo fatto solo un timido mezzo passo in avanti rispetto all’anno scorso, ma non siamo stati capaci di eliminare tutti quei tecnicismi che riducono il prezzo concordato da 85 euro a 83,50. Purtroppo si continua a sopravvalutare gli aspetti positivi e sottovalutare quelli negativi, che alla fine prevalgono, riducendo la retribuzione agli agricoltori. Se vogliamo veramente realizzare un vero interesse di filiera, ci si metta immediatamente al tavolo per definire come strutturare un contratto efficace trasparente per tutti i soggetti che operano nel settore".Delusa è anche Confagricoltura Emilia-Romagna, che in una nota considera l’accordo "migliorativo sulla carta rispetto agli 84 del 2012, ma non soddisfacente per i produttori che ancora una volta si fanno carico delle difficoltà della filiera. Il lungo ed estenuante percorso seguito dalle rappresentanze per giungere ad un accordo sul prezzo che non copre neanche i costi produttivi e modifica nuovamente i parametri qualitativi manifesta in maniera inequivocabile che il modello di contrattazione attuale nel suo complesso va rivisto radicalmente. "Non è più accettabile – continua l’organizzazione – arrivare ogni anno in prossimità dei trapianti senza un accordo siglato. Dobbiamo essere tutti consapevoli che per affermarsi sui mercati internazionali, bisogna operare in maniera unitaria e strategica all’interno della filiera: nessuna industria può operare senza la disponibilità del pomodoro italiano. E’ necessario pertanto rafforzare il sistema di filiera del pomodoro da industria e valorizzare di fatto le produzioni nazionali. Questa ennesima esperienza deve condurre alla definizione di nuovi modelli di contrattazione partendo dagli strumenti di confronto già a disposizione, primo fra tutti l’Interprofessione"."Esprimo soddisfazione per l’intesa, faticosamente raggiunta, tra agricoltori ed industriali sul prezzo del pomodoro 2013 – commenta l’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni – Non tutte le aspettative hanno trovato accoglimento. Tuttavia se si considerano le distanze iniziali, le difficoltà economiche che gravano su entrambe le componenti produttive, il calo dei consumi e la crescente concorrenza extra-Ue l’esito è positivo perché offre a tutti la certezza di un contratto e di un prezzo minimo. La filiera del pomodoro, vera eccellenza emiliana, può dunque affrontare compatta la nuova campagna. Mi auguro che per il 2014 si possa giungere ad un contratto migliorativo ed anticipato nei tempi". Valido per la campagna 2013, l’accordo – sottolinea la Regione – "permetterà a tutti i produttori del nord Italia di contare sulle stesse condizioni di mercato e in particolare su un incremento del prezzo finale corrisposto di circa il 5%, a riconoscimento del forte aumento dei costi di produzione, che già lo scorso anno ha ridotto notevolmente la redditività per le imprese agricole". Tra gli elementi dell’intesa anche una diminuzione delle penalità legate a eventuali difetti del prodotto, la conferma dell’obbligo del rispetto dei disciplinari di produzione integrata, l’introduzione dei tempi massimi di pagamento previsti dall’art.62 del decreto liberalizzazioni.

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