Pmi modenesi in crisianche nel terzo trimestre


MODENA, 14 DIC. 2012 – Va leggermente meglio rispetto al secondo trimestre, ma ancora molto male in confronto al 2011. La produzione delle imprese manifatturiere modenesi sino a cinquanta dipendenti, infatti, ha registrato un meno 7,9% mentre la discesa del fatturato si è fermata al 4,5%. A tenere a galla il settore ancora una volta sono le esportazioni, in aumento anche per le Pmi, dove hanno raggiunto la quota record del 29% rispetto al fatturato totale. In questo contesto, però, le prospettive non appaiono incoraggianti, con gli ordinativi esteri previsti in calo, rispetto ad un anno fa, del 7,2% e quelli italiani giù addirittura del 10,2%.Nessun settore chiude il trimestre con il segno più, a dimostrazione di uno stato di crisi che permea tutti i comparti produttivi. Sforzandosi di essere ottimisti, si può rilevare come la meccanica, la spina dorsale del manifatturiero modenese, abbia contenuto la contrazione produttiva, addirittura invertendo la tendenza in quanto a fatturato. Ma oggettivamente è troppo poco per guardare con tranquillità al futuro. Ecco nel dettaglio gli andamenti settoriali (ciascun valore fa riferimento alla variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).Pesante la contrazione del settore, che, rispetto ad un anno fa, vede crollare la produzione e peggiorare decisamente il fatturato. In doppia cifra si mantiene la quota di export (11%), probabilmente, però, solo a causa della contrazione della produzione complessiva. Solo l’estero, con la quota di fatturato destinata oltreconfine che ha superato quella nazionale, consente al settore di tenere botta, tra tante difficoltà, confermando la crisi del conto terzi.Almeno in termini di fatturato, tiene sicuramente meglio il conto proprio, anche se ancora una volta grazie all’export, che da solo copre il 56% della produzione complessiva. Le prospettive, però, come testimonia l’andamento degli ordinativi, non sono certo esaltanti. Frena l’economia, frena l’edilizia e frena, ovviamente, anche la ceramica, che nel terzo trimestre comunque migliora – si fa per dire – rispetto al periodo precedenteA voler guardare il bicchiere mezzo pieno, i pochi motivi di speranza arrivano dalla meccanica. A cominciare da quella pesante, che nel periodo luglio-settembre rallenta la caduta. Certo, gli ordinativi non consentono voli pindarici, ma di questi tempi è quasi un successo aver arrestato il vero e proprio crollo dei 3 mesi precedenti.Ancora migliori le performance della meccanica di precisione, dove si vede addirittura uno dei pochi segni più della rilevazione luglio-settembre. Va osservata anche una leggerissima ripresa del mercato interno (il fatturato estero, infatti, perde tre punti percentuali attestandosi al 40%), mentre l’andamento degli ordinativi, lasciandosi andare all’ottimismo, fa pensare ad un 2013 quanto meno “non negativo”Sorprendenti i risultati del biomedicale, localizzato quasi esclusivamente nell’area colpita dal sisma di maggio, che dimostra di aver ormai recuperato la piena capacità produttiva con un sforzo finanziario immane. Ed è confortante la prospettiva offerta dagli ordinativi, in particolare di quelli esteri, fatto di per sé che non stupisce, visto che proprio dall’export arriva oltre il 44% del fatturato dei “piccoli” del settore.Rallenta anche un comparto qualificato, forse ancora poco “pesante” per la nostra economia, ma che fino ad oggi aveva  comunque evidenziato una buona dinamicità. Sulla base di questi numeri, si può ipotizzare un chiusura del 2012 con un Pil in contrazione di circa sei punti rispetto all’anno precedente, più o meno il doppio di quanto accadrà complessivamente al nostro Paese, dove il Pil dovrebbe chiudersi attorno al -3% o qualche decimale di più. Non c’è quasi bisogno di dire che almeno quattro punti percentuali vadano ascritti al terremoto, ma il contesto generale esprime in ogni caso una situazione poco favorevole, soprattutto sul mercato interno. Una situazione resa ancor più incerta dal clima politico che si respira nel Paese."Terremoto a parte – commenta il Presidente di CNA Modena Luigi Mai – ed in attesa delle elezioni, occorre che sia garantito il rispetto degli impegni assunti in sede europea. Ma il Governo che verrà avrà un impegno ancora più grande: quello di realizzare una più compiuta e forte integrazione tra le politiche di bilancio e quelle di crescita, perché di rigore si può morire".Una disoccupazione che ormai veleggia verso quota 11% (e solo quattro anni fa a Modena eravamo appena al di sopra del 3%) determina rischi di coesione sociale che non si possono trascurare. Lo dimostrano, ad esempio, i ripetuti allarmi bomba segnalati anche alla sede modenese di Equitalia. "Eventi che condanniamo senza se e senza ma – continua Mai – ma che sono sintomo di uno stato d’animo di estremo scoramento, di rabbia e di solitudine".Sul piano strettamente economico, i numeri dimostrano che le possibilità di ripresa del settore manifatturiero si giocano soprattutto all’estero. In attesa di politiche fiscali che diano fiato alla ripresa, infatti, solo i mercati oltreconfine offrono possibilità di sviluppo. "Ecco perché le imprese, individualmente od aggregandosi, devono in ogni modo perseguire l’internazionalizzazione: le risorse necessarie per sostenere l’occupazione e alimentare la ricerca e lo sviluppo ad oggi arrivano solo dai mercati esteri".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet