Pmi, con i contratti di rete crescono ricerca e fatturato


In Emilia Romagna sono state 281 le imprese che hanno costituito 93 reti sviluppando altrettanti progetti di innovazione per l’avanzamento tecnologico di 16 distretti regionali e hanno assunto 297 giovani ricercatori supportati da tutor scientifici e manager dedicati. Per la realizzazione di queste reti e a supporto dell’innovazione organizzativa dei distretti coinvolti, 9 soggetti attuatori hanno pubblicato bandi specifici e organizzato oltre 70 workshop informativi, per migliorare la gestione della conoscenza in impresa. Questi risultati, conseguiti dall’Iniziativa regionale “Distretti 2”, sono stati illustrati oggi a Bologna dalla Regione in un evento organizzato da ASTER, consorzio regionale per l’innovazione e la ricerca industriale, in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna.

“Dati alla mano – ha commentato Paolo Bonaretti direttore generale di Aster durante la presentazione dei risultati – abbiamo verificato come lo strumento del contratto di rete si sia rivelato validissimo per tutte quelle imprese che non hanno la forza di investire in ricerca autonomamente. Accanto agli enti pubblici anche gli istituti di credito sono chiamati a svolgere un ruolo importante per garantire la continuità e la sostenibilità di queste reti”.

Il successo delle reti di impresa è correlato alla crescita della propensione alla collaborazione in autonomia da parte di tante piccole e medie imprese, sollecitate dalla pressione competitiva innescata dall’innovazione tecnologica e dalla competizione internazionale. L’iniziativa “Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici – 2” è stata avviata nel 2011 dalla Regione Emilia-Romagna, con un finanziamento di 12,5 milioni di euro (7,9 milioni di euro contributi regionali e 4,5 milioni del Ministero dello Sviluppo Economico). L’obiettivo: migliorare l’efficienza dei processi innovativi aziendali e promuovere una domanda di ricerca industriale, più qualificata e organizzata, da parte delle PMI verso i laboratori della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna.

Il settore più rappresentato è quello manifatturiero (80%) specialmente nel segmento della meccanica. Un ruolo rilevante hanno anche le aziende biomedicali/meccanica di precisione (10%).

La provincia col maggior numero di imprese coinvolte è Modena che rappresenta il 30% del totale con 85 casi su 281. Segue la provincia di Bologna con il 29% (81 imprese su 281). Terza, con numeri più contenuti è Reggio Emilia (15%, 42 imprese su 281). Al quarto posto per numero di imprese aderenti c’è Ravenna (12%, 34/281), quinta è Forlì-Cesena (11%, 31/281), sesta Rimini (8%, 23/281) e settima Parma (6%, 17/281). Agli ultimi due posti si trovano Piacenza (5%, 14/281) e Ferrara (4%, 11/281). La distribuzione per distretto delle imprese nelle province evidenzia la vocazione storica del territorio verso un determinato ambito di produzione: ad esempio le province di Parma e Piacenza registrano un elevato numero di imprese che partecipano a progetti sul Distretto Agroalimentare, le province di Ravenna e Rimini si concentrano sulla Nautica, quelle di Bologna e Modena sui distretti collegati alla Meccanica.

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