Più parità per tutte


BOLOGNA, 7 MAR. 2011 – L’Italia è uno dei paesi in Europa dove le pari opportunità restano ancora un miraggio. Lo dicono i numeri della disoccupazione femminile e le forti penalizzazioni incontrate dalle donne per entrare nel mercato del lavoro. Tra le regioni che maggiormente si distanziano da questo panorama nazionale c’è di sicuro l’Emilia-Romagna. Qui il traguardo europeo stabilito dagli accordi di Lisbona, occupazione al 60%, è già stato raggiunto da tempo (nel 2009 eravamo al 61,5%). E se si guarda al mondo dell’istruzione, la componente femminile presente nelle scuole superiori e all’università in Emilia-Romagna supera quella maschile. Nonostante tutto questo le donne guadagnano mediamente 300 euro in meno al mese rispetto ai colleghi uomini, la presidenza degli ordini professionali, salvo poche eccezioni (6 donne), è affidata a uomini (78), e nelle Università il tasso di “femminilizzazione” del corpo docente aumenta al diminuire della qualifica: più alto fra le ricercatrici (46,9%), più basso fra i professori ordinari (18,6%).Sono alcuni dei dati contenuti nell’ultima edizione del volume “Le donne in Emilia-Romagna”, a cura del Servizio Controllo strategico e statistica della Regione. Una fotografia della popolazione femminile dell’Emilia-Romagna da più punti di vista: struttura demografica, salute e fecondità, occupazione, redditi e retribuzioni, istruzione, rappresentanza nelle posizioni decisionali.
“Anche se in Emilia-Romagna siamo all’avanguardia rispetto al quadro nazionale nelle politiche di genere, c’è ancora molta strada da fare per arrivare alla parità tra donne e uomini – ha commentato l’assessore alle Pari opportunità della Regione Donatella Bortolazzi presentando i dati – . Le donne hanno meno uguaglianza, meno rappresentanza, e quindi meno potere, e meno libertà. Sono, dunque, ancora in posizione di svantaggio”.

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