Pinko non pensa a Piazza Affari


“Borsa Italiana ha certificato che abbiamo le carte in regola, tuttavia la quotazione non è nei piani di breve dell’azienda e della sua proprietà. Riusciamo a generare una buona cassa e siamo consapevoli di avere un grande potenziale, che vogliamo esprimere al meglio. Ciò non toglie che la quotazione possa rappresentare, nel lungo termine, un’eventuale opportunità in un momento storico peraltro molto favorevole ai brand con posizionamento ‘high contemporary’ come il nostro, vedasi recente quotazione del gruppo francese Sandro Maje”. Lo spiega alla stampa Daniele Pini, cfo di Pinko, il gruppo della moda con sede a Fidenza guidato da Pietro Negra, tra le neocertificate del progetto Elite di Borsa Italiana. Un riconoscimento che per il gruppo “ha un grande valore. E’ la conclusione – dice Pini – di un percorso intrapreso dalla società con l’obiettivo di accelerare il nostro processo di internazionalizzazione, migliorare il nostro assetto organizzativo e manageriale e promuovere il confronto con le best practice di settore”. Il marchio Pinko, fondato alla metà degli anni Ottanta, conta oltre 200 negozi monomarca e oltre mille negozi multimarca premium in tutto il mondo: “La Cina – sottolinea il cfo – è un mercato per noi molto importante, complessivamente il global luxury in Cina è cresciuto nel 2017 del 6%, noi continuiamo a crescere a doppia cifra”. E aggiunge: “Abbiamo chiuso il 2016 a 195 milioni e nell’esercizio 2017 supereremo i 210 milioni di fatturato, di cui oltre 50% all’estero. La redditività è in crescita e il valore del nostro brand sempre più riconosciuto a livello internazionale”. Per quanto riguarda la promozione, “i social network sono diventati in assoluto il media più influente e la comunicazione deve quindi orientarsi su tali canali e touchpoints digitali. Anche l’e-commerce per noi è un canale estremamente importante e abbiamo deciso quest’anno di internalizzarlo”.

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