Piccole imprese, “il cuore pulsante dell’economia”


ASCOLI PICENO, 11 OTT. 2010 – Creano ricchezza e posti di lavoro in silenzio, senza ricevere agevolazioni e sussidi. Rischiando in proprio, resistendo non solo a regole del gioco che cambiano in continuazione, ma anche alla concorrenza sleale e all’illegalità. I cittadini e gli imprenditori di Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria pensano che le piccole imprese siano il “cuore pulsante dell’economia”. Intervistati dall’Istituto Freni di Firenze, nel 90% dei casi si sono detti convinti che le imprese artigiane – 400 mila su un totale di 1,5 milioni – rappresentino l’elemento centrale del sistema produttivo delle loro regioni. Questo e altri risultati sono stati illustrati ad Ascoli Piceno, in occasione della presentazione della ricerca commissionata dalle 4 Cna regionali. A commentare i dati del sondaggio, dopo i saluti del presidente della Cna Marche Renato Picciaiola, sono stati chiamati il presidente dell’A.A.STER Aldo Bonomi, Luca Ferrucci dell’università di Perugia, Gian Luca Gregori dell’Università Politecnica delle Marche e Sergio Silvestrini, segretario nazionale Cna. A coordinare il dibattito il giornalista del Corriere della Sera Isidoro Trovato.“La Cna e le altre associazioni di categoria – ha sostenuto Picciaiola – attraverso una forte azione di tutela degli interessi, debbono aumentare la capacità di rappresentanza della piccola e media impresa nei confronti delle istituzioni e delle altre forze sociali ed economiche sul territorio, perché dove è più forte la presenza dei piccoli e medi imprenditori è anche più elevato il benessere, migliori i servizi e più diffusa la coesione sociale”. Non a caso le imprese artigiane contribuiscono alla formazione del 18% del Pil, ed è anche per questo che l’Italia centrale guarda ad esse con speranza per il rilancio dell’occupazione.Ma come valutano i cittadini il lavoro dei piccoli imprenditori? Sul piano degli aspetti negativi, la percezione è completamente dominata dal rischio economico (54%), dal peso della responsabilità, sia nei confronti dei familiari sia dei dipendenti, dal poco tempo libero a disposizione. Ma il piccolo imprenditore trova più soddisfazione a fare il proprio lavoro, vi trova una realizzazione personale che molto spesso il lavoratore dipendente non ha. La crescita delle piccole e medie imprese, secondo l’85% dei cittadini di Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Toscana, è frenata però dalla concorrenza sleale dei paesi a basso costo del lavoro, mentre quasi il 90 per cento denuncia le conseguenze del lavoro nero, che penalizza più di ogni altro proprio le aziende che rispettano le normative e gli obblighi di legge.“Le piccole imprese” ha affermato Sergio Silvestrini “sono e saranno ancora per molti anni un volano potente per il lavoro e per l’occupazione. Non vogliamo aiuti. Vogliamo credito a costi accessibili, una burocrazia moderna e non una corsa tra mille ostacoli della pubblica amministrazione, un fisco che aiuti l’impresa e il lavoro. Se qualcuno pensa che sia troppo lo dica!”.Nella percezione dei cittadini, la creazione di nuovi posti di lavoro è affidata principalmente alle nuove tecnologie (70%), all’informatica (65%) e all’assistenza alle persone (43%). Emerge inoltre il ruolo del turismo e delle energie rinnovabili come settori suscettibili di espansione e di nuova occupazione. Proprio per questo, secondo Luca Ferrucci, “in questo Paese occorre pensare ad una politica industriale che metta al centro i temi delle piccole e medie imprese. Negli ultimi anni vent’anni non si è visto nulla di serio in questa direzione. E’ giunto il momento di affrontare seriamente questi argomenti perché il gap che tutt’ora persiste tra politica e realtà economica non è più accettabile”. Per Gian Luca Gregori, invece, “a superare prima la crisi saranno le imprese capaci di affermare il proprio marchio, di presentare prodotti di alta qualità e di fare reti per competere sui mercati internazionali”. Un concetto, quello delle reti commerciali necessarie per entrare sul mercato globale, che è stato ribadito anche da Aldo Bonomi, il quale ha inoltre sottolineato “la necessità di dare credito agli artigiani, rappresentanti di una realtà imprenditoriale flessibile e creativa, capace di mettere in rete idee, conoscenze, competenze, relazioni, innovazione”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet