Piccole e medie industrie reggiane, una fine d’anno segnata dalla crisi


REGGIO EMILIA, 22 GEN. 2009 – L’Associazione Piccole e Medie Industrie di Reggio Emilia, che associa 500 aziende della provincia, ha raccolto i dati emersi dalla consueta indagine congiunturale trimestrale. I risultati evidenziano come la crisi per le nostre PMI sia tangibile in maniera inequivocabile anche per il quarto trimestre del 2008 e nelle previsioni per i primi tre mesi del 2009. Il campione indagato è di 130 aziende associate ad API.Situazione al termine del IV trimestre 2008Il consuntivo del periodo ottobre-dicembre del 2008 si chiude con un quadro a tinte fosche che si allinea con i dati nazionali e internazionali che ormai da mesi parlano di una crisi che colpisce sia il mondo economico-finanziario, che il panorama dei grandi gruppi bancari e ovviamente di riflesso i comparti produttivi e i livelli dei consumi pro-capite.Analizzando i dati raccolti da API la produzione risulta in diminuzione per il 61% delle aziende del campione, stabile per il 30% e solo nel 9% in aumento. Gli ordinativi si attestano in diminuzione per il 73%, con una situazione negativa soprattutto sul mercato interno e nei paesi extra UE.La crisi intacca anche i livelli occupazionali con il 27% delle imprese che ha dichiarato di aver effettuato una riduzione degli organici. Si confermano le indicazioni di difficoltà di accesso al credito già registrate nelle precedenti rilevazioni e dalle indagini dell’Osservatorio sul Credito che API ha istituito nei mesi scorsi: la disponibilità di finanziamenti diminuisce per oltre il 37% delle imprese. Il processo di erosione dei margini operativi non si arresta, ma anzi continua a peggiorare: il 55% dichiara un utile lordo “in diminuzione”, stabile nel 39% dei casi e in aumento solo per il 6%. Critica anche la voce investimenti che segna un 49% di imprenditori che hanno deciso di diminuirli. Le aziende che invece hanno ancora la capacità di investire lo hanno fatto puntando su impianti e ricerca.Tendenze previste per il I trimestre 2009Le previsioni riferite al periodo gennaio – marzo 2009 non lanciano purtroppo segnali migliori, registrando una diminuzione degli ordinativi che tocca il 69% delle nostre PMI, con una punta del 67% di riduzione sul mercato interno. Il fatturato atteso per il 70% è in calo, stabile per il 27% e in aumento solo nel 3%. L’intenzione di diminuire gli investimenti riguarda il 77% degli intervistati, mentre i livelli occupazionali sono dati in diminuzione nel 31% dei casi, stabili nel 66% e in aumento nel 3%.IL COMMENTO DI CRISTINA CARBOGNANI (PRESINDENTE API)Il quadro che si è delineato grazie ai dati raccolti attraverso la nostra indagine congiunturale trimestrale non ci coglie di sorpresa, è la fotografia del momento di grave crisi che il tutto il mondo economico–finanziario sta attraversando ormai da tempo e che il comparto delle PMI sta soffrendo in maniera significativa. Il blocco cha ha interessato gli ordinativi, con la ricaduta conseguente sui livelli occupazionali e sul ricorso alla cassa integrazione è acuito dalla stretta creditizia operata dalle banche soprattutto sulle imprese, che hanno bisogno di effettuare investimenti e quanto meno di finanziare il proprio working capital (circolante operativo), per di più in un momento in cui i clienti sia italiani che stranieri dilazionano i pagamenti.E’ diventato quindi ancora più importante il ruolo che API svolge sia a livello locale che nazionale per sensibilizzare gli istituti di credito a sostenere le piccole e medie imprese. Proprio ieri CONFAPI, la nostra confederazione nazionale, ha siglato un importante accordo con Unicredit che mette a disposizione 5 miliardi di euro per favorire l’accesso al credito, che si svilupperà concretamente tramite convenzioni stipulate con i Consorzi di garanzia rappresentativi della realtà Confapi. I Confidi (12 su tutto il territorio nazionale) raccolgono oltre 40.000 imprese e sono coordinati a livello nazionale da Fincredit – l’associazione di categoria che nell’ambito di Confapi offre al sistema del credito e al mondo delle PMI un importante e qualificato apporto.L’accordo tra Confapi e UniCredit, che valorizza il ruolo svolto dai Confidi articolati sui territori, prevede un’offerta creditizia innovativa e articolata, tarata sulle esigenze dei piccoli e medi imprenditori ed è finalizzata in modo particolare a rafforzare la gestione finanziaria delle imprese e a sostenerne i progetti di investimento. L’accordo quadro, frutto di un intenso lavoro di confronto tra UniCredit e Confapi, individua, tra le altre, le seguenti aree di intervento a medio e lungo termine: sostegno degli investimenti immobiliari e produttivi; miglioramento della struttura finanziaria delle imprese anche attraverso interventi finalizzati al riequilibrio finanziario aziendale; rafforzamento della gestione del circolante a fronte dell’allungamento dei tempi di incasso; miglioramento della struttura patrimoniale con interventi finanziari ad hoc. Vengono inoltre previste forme di finanziamento a breve termine del ciclo produttivo, servizi di consulenza, leasing strumentale e immobiliare e prodotti factoring.

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