Piazza Maggiore casa nostra. La rivolta dei clochard


BOLOGNA, 2 APR. 2011 – "Senza dormitorio questa sarà la nostra casa". Così si legge su un cartello messo a fianco di una fila di senza tetto sdraiati per terra. La loro è una protesta più o meno silenziosa. Se fossero persone più abbienti sarebbero felici di chiamarla un "pigiama party". Invece si tratta della richiesta di vedere soddisfatti bisogni primari, come un posto dove passare le notti. Il piano del Comune contro il freddo, invece, è arrivato a conclusione e con esso l’apertura dei dormitori del centro di Beltrame, di via Capo di Lucca e di via del Lazzaretto. Per centocinquanta clochard la casa torna ad essere la strada. Per la precisione piazza Maggiore, visto che lì si sono dati appuntamento per manifestare. Tra una settimana e fino al 30 giugno, solo 40 dei 200 complessivamente ad oggi senza casa rientreranno al dormitorio di via Capo di Lucca. La precedenza ce l’hanno i malati e i residenti nella città capoluogo. "Questi quaranta avranno un tetto, ma tanti altri, residenti sempre a Bologna e comunque bisognosi, dove andranno a finire? Non c’è una logica coerente di tutto il sitema" spiega ai giornalisti Alessandro Tortelli dell’associazione Piazza Grande.Nel tardo pomeriggio di ieri una delegazione di senza fissa dimora è stata ricevuta dal commissario Anna Maria Cancellieri. "Cercheremo di dare tutte le risposte che potremo", ha detto la sostituta del sindaco. Preoccupato il direttore della Caritas diocesana, Paolo Mengoli: "Serve una soluzione complessiva. Noi chiediamo che vada fatta una fotografia generale". E ha quantificato il bisogno: "sono un centinaio i posti mancanti". Il rischio è che si ripetano casi come quello del neonato morto di freddo a gennaio: "la gente si ammala per strada e la vicenda di quest’inverno fa scuola, le situazioni si incancreniscono".

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