Piazza Grande ricostruisce l’ultima notte di Devid


BOLOGNA, 11 GEN. 2011 – La notte prima di morire, il piccolo Devid ha dormito con sua madre e i suoi fratelli in una roulotte, un riparo di fortuna che condividevano con un’altra persona senza dimora. Lo sostiene Piazza Grande, l’associazione che da anni si occupa dell’assistenza dei senzatetto in città. "Passare le ore del giorno all’aperto, al freddo – è la ricostruzione di Leonardo Tancredi, uno dei responsabili dell’associazione – è stato fatale per il neonato che aveva trascorso i suoi primi giorni di vita in incubatrice. La vicenda é stata ricostruita e raccontata da giornali e televisioni, ma restano ancora dei punti interrogativi sulle reali condizioni di vita della madre e dei suoi figli". "Si sta provando a capire – prosegue Piazza Grande – come la macchina burocratica dei servizi sociale comunali abbia potuto partorire questa tragedia. Piazza Grande dentro quella macchina, in qualche modo, c’é, tanto che anche i nostri operatori avevano incontrato la madre del bambino in passato e l’ultima volta il 31 dicembre. Si è già detto della volontà della donna di nascondere il disagio in cui viveva, temendo, probabilmente che le venissero tolti anche i due gemelli neonati come le era già capitato con due figli nati qualche anno fa, e da qui il rifiuto dell’assistenza offerta in diverse occasioni dai servizi sociali".La vicenda della morte del piccolo Devid ruota, secondo l’associazione che assiste i senzatetto a Bologna, attorno alla "mancanza di un riferimento centrale per i diversi settori che compongono i servizi. Il decentramento dei servizi, lo diciamo da due anni, ha creato disfunzioni ancora irrisolte". Lo sostiene, con una nota, lo stesso Tancredi, che è anche il direttore di "piazza Grande", il giornale dell’associzione fatto e distribuito in giro per la città dai senzatetto. "Gli utenti. cioé le persone in difficoltà – spiega – passano da uno sportello all’altro, da un quartiere all’altro; gli operatori fanno fatica a comporre il quadro dei bisogni degli utenti. Manca il luogo dello sguardo totale sul problema e la possibilità di dare soluzioni articolate. Forse anche per questo una madre non riesce ad avere tutte le risposte che cerca e a fidarsi delle istituzioni che potrebbero anche avere i mezzi per aiutarla. E’ già questo un punto su cui riflettere: se una madre deve scegliere tra il rischio di perdere l’affidamento dei figli e quello di mettere a rischio la loro vita, è evidente che qualcosa non funziona". "Per quanto ne sappiamo – prosegue Tancredi – un caso come questo è ancora raro, ma il diffondersi del disagio socio-economico tra gli abitanti di Bologna, non può non farci pensare che le madri in difficoltà, in futuro, possano aumentare e se c’é un buco nei servizi disponibili va colmato". Il responsabile di Piazza Grande, infine, si è augurato che "lo choc e la vergogna che questa tragedia sta causando a ogni bolognese servano almeno a capire quali sono le vere emergenze della città. Il welfare non è solo il fiore all’occhiello di una bella città, ma è un mezzo per renderla viva e per qualcuno purtroppo è diventato un mezzo necessario alla sopravvivenza".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet