Piano Fiat-Chrysler, la reazione del mercato


Se tra le mura della Maserati Corse si intrecciano le idee per la nuova linea Alfa Romeo, tra le mura di Wall Street a intrecciarsi sono le opinioni discordanti sul futuro del gruppo FCA, somma aritmetica di Fiat e Chrysler, alle prese coi primi effetti del piano industriale presentato a Detroit da Sergio Marchionne. Se l’annuncio di non voler licenziare nemmeno un operaio italiano gli è valso applausi su tutti i fronti, incluso quello sindacale, un effetto ben diverso ha sortito sui mercati azionari: e il titolo Fiat è subito precipitato, -11,7%.

 

Che cos’è che non piace agli americani? Tanto per cominciare, l’entità degli investimenti previsti per il prossimo quinquennio: troppi 55 miliardi di euro sul piatto del rilancio industriale, come troppi vengono giudicati anche i 10 miliardi di indebitamento del gruppo. In particolare, alcuni economisti hanno chiesto a Marchionne come mai si sia scelto di rilanciare proprio Alfa Romeo, anziché venderla come a loro sembrava più conveniente. La risposta – e relativa rassicurazione – è arrivata da John Elkann, che ha definito quello di 5 miliardi sull’Alfa un investimento importante nel quale il gruppo crede fortemente. Tanto che a Modena in via Canaletto sono già al lavoro duecento ingegneri, impegnati a disegnare le linee di otto nuovi modelli che facciano gola anche al mercato americano.

 

Buone notizie, dunque, per le quattro linee di produzione delle Alfa già implementate alla Maserati di Modena: “pensiamo a fare automobili, non alla borsa” ha tagliato corto Marchionne, procurando seicento sospiri di sollievo dalle nostre parti.

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