Piano casa, le Regioni provano a domare il Governo


BOLOGNA, 26 MAR. 2009 – E’ cominciata stamattina a Roma, nella sede del ministero degli Affari regionali, la prima riunione del tavolo tecnico-politico che da qui a martedì dovrà individuare le misure utili alla redazione del piano per il rilancio dell’edilizia e dell’economia. Tali misure che dovranno essere pienamente condivise dalle parti dovranno anche rispettare le competenze di ciascun soggetto istituzionale. All’incontro partecipano, tra gli altri, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, quello dell’Anci Leonardo Domenici e i ministri Roberto Maroni, Raffaele Fitto e Roberto Calderoli, responsabili rispettivamente degli Interni, degli Affari Regionali e della Semplificazione.Il tavolo tecnico è stato deciso ieri nel corso della riunione a Palazzo Chigi con il premier Silvio Berlusconi. Durante la riunione, il Governo ha accolto la richiesta delle Regioni, dei Comuni e delle Province di rinunciare a presentare il provvedimento per l’edilizia sottoforma di decreto legge. Le parti hanno poi convenuto che fosse necessario mettere a punto una serie di iniziative per la velocizzazione dell’iter e la semplificazione amministrativa. In un secondo momento, dopo che il piano per l’edilizia sarà definito, Governo e autonomie locali metteranno mano ad un vero e proprio piano per la casa.Malgrado gli auspici, l’atmosfera si è fatta subuito tesa, in seguito alle affermazioni del presidente del Consiglio, che ha nuovamente rilanciato l’ipotesi di un decreto legge. I tavolo stava dunque per saltare, perché i presidenti di Regione hanno fatto muro sul ritorno dell’ipotesi del decreto. A fare da paciere, a quanto si apprende, sarebbe stato Raffaele Fitto: "Discutiamo prima dei contenuti e poi dello strumento con cui attuare il piano casa", avrebbe detto il ministro degli Affari Regionali facendo intendere che domani nel consiglio dei ministri non sarà approvato niente in attesa dell’intesa con le autonomie. "Continueremo a lavorare, abbiamo tempo fino a martedì prossimo", ha poi aggiunto.Il provvedimento in discussione al tavolo tecnico-politico ruoterebbe intorno a tre mesi di tempo da dare alle Regioni per approvare leggi che accelerino le procedure sia per gli ampliamenti fino al 20% di abitazioni mono e bifamiliari per chi farà una ristrutturazione, sia per le demolizioni e le ricostruzioni. Sembra che le Regioni non siano contrarie ai contenuti del provvedimento, ma che abbiano insistito sulla necessità che l’attuazione avvenga per leggi regionali e non con deroghe.In Emilia-Romagna sono circa 2 milioni le unità abitative che potrebbero essere interessate dal piano casa proposto dal governo, un impatto sull’economia regionale che potrebbe essere sull’ordine di 3 miliardi di euro. Il centrosinistra chiede regole certe e ribadisce il no alla cementificazione selvaggia. "Grazie all’ottimo lavoro del presidente Errani abbiamo fermato il decreto del governo – dice Marco Monari, capogruppo del Pd in Assemblea regionale – adesso si tratta di tenere il punto sull’impostazione che premi la programmazione territoriale. Quindi vanno bene gli interventi sul degrado delle periferie, ma nel rispetto della programmazione urbanistica del territorio". Monari conferma che "quello delle regioni non è un no pregiudiziale sul piano casa del governo ma servono delle regole."Pdl e Lega sono invece favorevoli al piano. Secondo Gianni Varani, consigliere regionale di Forza Italia, "può aiutare a mettere in moto l’economia, l’artigianato, le piccole imprese.Ed è dalla parte della gente, perché consentirà di abbattere case vecchie e di rifarle ecologicamente compatibili, quindi è una buona idea dando un premio in cubatura perché altrimenti non si farebbe". Nettamente contrari sono, infine, i Verdi. "Il 50% delle case potrà fare un aumento del 20% in barba ai piani regolatori e ai regolamenti edilizi – sottolinea la consigliera regionale Daniela Guerra – stiamo parlando di un giro d’affari di 50-60 miliardi che andranno nelle tasche dei costruttori e usciranno invece dalle tasche degli italiani. Di fatto questo è un condono fatto a priori".

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