Philip Morris: abbiamo i pc, manca chi sa usarli


In gioco c’è il futuro di Bologna, la tenuta del suo sistema industriale, le speranze delle giovani generazioni. Per questo l’amministratore delegato di Philip Morris, Eugenio Sidoli, lancia uno nuovo allarme sulla mancanza “strutturale” di figure tecniche da inserire nelle aziende del territorio, sollecitando le Istituzioni ad attivarsi per soddisfare una domanda crescente. “A Bologna c’è una domanda che potrebbe alimentare un circolo virtuoso e che la città ha il dovere di soddisfare. Lo dobbiamo fare per le prossime generazioni. Il sistema industriale genera domanda, le Istituzioni devono soddisfarla”, sprona Sidoli a margine di un convegno organizzato dal settimanale Panorama. Del resto, il manager della multinazionale del tabacco è convinto che Bologna stia vivendo “un momento di opportunità straordinario”. Eppure, “non abbiamo periti industriali: i computer da soli non bastano, servono le braccia. Se guardo al mio business da qui a cinque anni, vedo che quello che produce il sistema non è sufficiente a coprire il fabbisogno”, avverte. Le Aldini Valeriani sono un’eccellenza, ma “stanno arrivando alla capacità massima: hanno 300 alunni, ma potrebbero arrivare a mille. Non si può fare perchè mancano le aule, è inaccettabile. Quando una scuola ha raggiunto il suo limite di capacità, oltre quella scuola bisogna costruire altro: ci vogliono aule, macchine, laboratori, strumenti, docenti”, scandisce Sidoli. “Abbiamo avuto un’emorragia di competenze tecniche nel nostro territorio. Oggi per il futuro della nostra industria, la competenza tecnica deve tornare ad essere messa al centro della pianificazione del sistema. L’ecosistema industriale si regge su questo tipo di competenza, che oggi facciamo fatica a trovare, non solo noi”, afferma Sidoli. “Immaginandosi in periodo più roseo per la città, in cui le imprese continuano ad investire e ci sono più posti di lavoro, il fatto che non ci siano persone per occuparli, è un crimine. Abbiamo una montagna di disoccupazione giovanile sparsa per l’Italia, a Bologna c’è domanda e questa domanda va soddisfatta”, insiste l’ad di Philip Morris, che ha quasi completata un piano da 600 assunzioni collegate al nuovo stabilimento di Crespellano, dove si produce una sigaretta di ultima generazione. “Buona parte dei tecnici che abbiamo provengono dal Nord Italia, le competenze le abbiamo trovate nel territorio allargato. Se il rinascimento d’Italia parte da Bologna, di queste competenze avremo bisogno di averne a migliaia e migliaia, anno dietro anno. Sono migliaia di potenziali posti di lavoro che oggi noi, teoricamente, non siamo in grado di soddisfare. Non è accettabile da nessun punto di vista”, è lo sfogo del manager. Peraltro, “Bologna – scandisce – offre manifatture che sono una meraviglia: non parliamo di fabbriche con le macchie d’olio per terra e senza diritti, il sistema offre opportunità interessanti”. Insomma, è una questione di strategia a lungo termine.
“Siamo soddisfatti di quel che territorio dà, ma la soddisfazione è un punto di partenza”, afferma Sidoli. “Bisogna avere idee chiare su quello che c’è da fare e prevedere come deve essere Bologna da qui a dieci anni. La cosa non riguarda solo la politica, riguarda i cittadini, le imprese”, afferma. “La capacità di progettare futuro per la città farà la differenza tra il fatto che ce la faremo o non ce la faremo. Il sogno che la città si deve dare è un sogno grande, non è un sogno che pensa in piccolo. Tutti ci beiamo che la crescita dello scorso anno è stata dello 0,5-0,6% piu’ alta di quella nazionale, ma il mondo non finisce all’anno scorso”. Il consolidarsi della presenza di Philip Morris a Bologna con il nuovo stabilimento di Crespellano produce anche di ricadute sul territorio. Continua Eugenio Sidoli, che fa un esempio, quello delle notti in hotel acquistate per consulenti e dipendenti provenienti dalle sedi estere che vengono a Bologna per frequentare corsi di formazione aziendali. “Questo personale va a mangiare e dormire negli alberghi e nei ristoranti della città – sottolinea Sidoli – solo l’anno scorso abbiamo generato in un periodo piuttosto corto 5.000 notti in hotel. Ne abbiamo fatte 4.000 nel primo trimestre. Di questo passo arriveremo a 15.000 entro l’anno. Questo non sposta l’economia della città, ma si associano alle notti di una serie di imprese che stanno facendo attività simili”. Insomma, l’impresa sviluppa la sua attività, dà lavoro diretto, ma non c’è solo quello. “Abbiamo in outsourcing alcuni servizi, come la sicurezza con decine di posti di lavoro, o la pulizia della fabbrica: sono 90.000 metri che vanno puliti, forse sono un centinaio di posti di lavoro in piu'”, conclude Sidoli.

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