Pesche, l’handicap tutto italiano


“Il nostro handicap rimane sempre quello dell’immissione di prodotto sul mercato, la Spagna cresce e noi invece rimaniamo fermi. La Spagna esporta per 8 miliardi e mezzo mentre l’Italia ne esporta solo 3,5 miliardi. Dobbiamo risolvere i problemi con una maggiore dimensione organizzativa. Siamo gli unici in Europa che non riescono a spendere tutti i soldi dell’Ocm ortofrutta. Dobbiamo organizzarci di più sul mercato aggregandoci e dobbiamo saper cogliere l’opportunità dei Piani di Promozione che prevedono un ampliamento delle risorse destinate alle imprese con 60 milioni di euro a disposizione”. Lo ha detto l’onorevole Paolo De Castro al 27esimo Convegno peschicolo nazionale, a Ravenna, organizzato dalla Camera di commercio con il Cso. La peschicoltura ha determinato la fortuna della nostra offerta nazionale ma, sempre più frequentemente, soffre di crisi pesantissime, ormai strutturali. L’analisi delle evidenze numeriche, presentate da Elisa Macchi, Direttore di Cso, mostra l’evoluzione della produzione europea con un potenziale produttivo sostanzialmente stabile dal 2000 ad oggi e con un calo di produzione di Italia, Francia e Grecia, mentre la Spagna vede quasi raddoppiata la produzione nello stesso periodo. Aumenta la produzione medio-tardiva spagnola, determinando una sovrapposizione con l’offerta del Nord Italia. Cambia quindi il calendario di raccolta delle pesche e nettarine europee. La Spagna ha investito sulle pesche piatte, con un’offerta che ha oggi raggiunto le 220.000 tonnellate con indicatori di crescita del 300% negli ultimi 4 anni. Per l’Italia si rilevano produzioni in crescita al Sud, mentre i potenziali produttivi sono in costante calo al nord, con un forte decremento in Emilia Romagna compensato dai volumi prodotti dalle maggiori rese delle varietà coltivate.

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