Per la Gelmini suona la campanella dei ricorsi


BOLOGNA 30 GIU. 2010 – Scuola e Costituzione sono due mondi che si compenetrano. Il primo, in realtà, è un sottoinsieme del secondo. E’ la Carta fondamentale, infatti, a sancire, nell’articolo 34, il diritto allo studio. Ed è la scuola, in teoria, il luogo in cui avviene l’apprendimento dei principi su cui si regge la democrazia da parte di ragazzi futuri elettori, ma già cittadini. In pratica è tra i banchi che si dovrebbe iniziare a rispettare la Costituzione. Un rispetto che dovrebbe fare parte prima di tutto della cultura di chi governa il Paese. Una sentenza del Tar del Lazio del 24 giugno scorso ha messo però in evidenza il modo di procedere anticostituzionale e antidemocratico messo in atto dal ministero della Pubblica Istruzione nell’attuazione dei suoi interventi invasivi sul mondo della scuola. Per arrivare in tempo a tutti i costi agli obiettivi di risparmio imposti da Tremonti sono state fatte valere come leggi circolari e regolamenti che non avevano esaurito il percorso legislativo necessario per entrare in vigore con tutti gli effetti.Per questo motivo ora la "riforma" targata Gelmini si trova congelata. In particolare sono state sospese due disposizioni. La prima riguarda il personale che lavora nelle scuole. Ad essere illegittima è la circolare numero 37 sugli organici, il documento che recepisce i comandamenti di Tremonti, vale a dire 8 miliardi di tagli a livello nazionale. Che tradotto significa, per l’Emilia-Romagna, 1700 assunti in meno, di cui un migliaio di insegnanti e 700 impiegati tra personale amministrativo, tecnico e ausiliario. La seconda circolare che il Tar del Lazio ha reso inefficace è quella sulle iscrizioni alle superiori. Una scelta, quella operata dai ragazzi delle terze medie e dai loro genitori, fatta al buio, senza sapere fino in fondo le materie di insegnamento e gli insegnanti operativi nelle prime del prossimo anno scolastico. Ad essere utilizzata come legge, al posto di regolamenti pubblicati sulla Gazzetta ufficiale, sono stati semplici annunci pubblicati dal ministero sul proprio sito internet, a marzo, ovvero a ridosso della scadenza per le preiscrizioni.Ma se per la Gelmini poteva andare bene un’idea "virtuale" di scuola, lo stesso non è andato giù a 755 firmatari tra docenti, genitori, personale Ata e studenti che hanno appoggiato il ricorso presentato da comitati e associazioni in difesa della scuola di Stato. Tra questi anche un comitato bolognese che non a caso si chiama Scuola e Costituzione. Tra i suoi promotori c’è Milli Virgilio, ex assessore alla Scuola della giunta Cofferati. E’ lei uno degli avvocati rappresentanti dei ricorrenti. A Roma ha potuto constatare l’arroganza del ministero il quale non si è presentato all’udienza senza nemmeno mandare una memoria scritta. Tra gli assenti c’erano anche le Regioni, nessuna di loro ha deciso infatti di aderire al ricorso, con grande rammarico degli organizzatori.Nel silenzio dei media e nella consapevolezza che il ministero sarà determinato a passare sopra come un bulldozer a questi inghippi giudiziari che si frappongono alla sua ricetta dimagrante sulla scuola, i ricorrenti si gustano questa prima vittoria. La partita decisiva è il 19 luglio, quando il Tar del Lazio confermerà o meno lo stop alle circolari della Gelmini. Intanto la Cgil scuola dell’Emilia-Romagna diffida il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Marcello Limina e tutti i dirigenti provinciali dal prendere provvedimenti sugli organici prima di quella data. Una nota della Flc-Cgil spiega che "Fino a che non è definito l’organico, che oggi non esiste giuridicamente, non si può dire quanti siano i perdenti posto". Lo stesso comunicato ricorda che "il 5 luglio verrà discusso, sempre al Tar del Lazio, il ricorso dello stesso sindacato sui tagli ai docenti, e il 17 è prevista quella di un altro ricorso proposto da una associazione di genitori romani."Che l’inizio del prossimo anno scolastico fosse segnato dal caos lo si era già capito da tempo. La serie di ricorsi rende ancora più mosse le acque, nutrendo le speranze di coloro che pensano di vivere ancora in uno stato di diritto. Perché è chiaro che in un paese normale e democratico una "riforma" segnata da un vizio di procedura nel suo iter legislativo non potrebbe iniziare ad avere i suoi effetti. Ma la tracotanza di chi antepone esigenze di governo alle leggi potrebbe spuntarla.

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