Per la Cassazione Francesca Mambro ha ucciso 95 persone, ma si è ravveduta


ROMA, 27 FEB. 2009 – Per la Cassazione sono corrette le valutazioni con le quali il tribunale di sorveglianza di Roma, lo scorso 16 settembre, ha concesso il beneficio della liberazione condizionale all’ex terrorista dei Nar Francesca Mambro, riconosciuta responsabile complessivamente dell’uccisione di 95 persone e condannata a 6 ergastoli, di cui uno per la strage della stazione di Bologna. "Ad avviso della suprema corte – spiega la sentenza 9001, depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi lo scorso 4 febbraio – il lavoro, lo studio (la Mambro si è laureata in lettere), l’educazione della figlia, le attività svolte a favore di soggetti emarginati, sono elementi che, valutati nel loro insieme, hanno consentito di affermare che vi è stata da parte della condannata una revisione critica della sua vita e una aspirazione al riscatto morale". Per questo la Cassazione ha bocciato il reclamo della Procura della corte d’appello di Roma, contraria alla liberazione, che sosteneva la necessità di non usare clemenza per una persona che aveva commesso delitti così gravi in quanto "il lavoro, lo studio, l’educazione della figlia non sono elementi sintomatici di ravvedimento" e "l’attività presso l’associazione Nessuno tocchi Caino non significa che i meriti dell’ente si comunichino necessariamente alla Mambro". Secondo la Procura, "il battersi contro la pena di morte (soprattutto da chi l’ha praticata) non mostra necessariamente ravvedimento"."Come si può parlare di revisione critica da parte della Mambro se in tutti questi anni non ha mai ammesso le sue responsabilità per la strage? La legge prevede una presa di coscienza di quel che si è fatto mentre né lei né suo marito si sono mai pentiti di aver ucciso 85 persone". Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle 85 vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, non riesce ad accettare le motivazioni della sentenza della Cassazione.  "E’ un provvedimento illogico, senza presupposti e contro la legge – attacca Bolognesi – Un trattamento di favore nei confronti di due criminali che ha il solo scopo di tacitarli in maniera definitiva: è il premio per il loro silenzio". Ai parenti delle vittime non va giù il passaggio in cui i giudici definiscono la Mambro inserita in un percorso di riscatto morale: "Ma se ha sempre sostenuto di non avere nulla di cui scusarsi o pentirsi", sostiene Bolognesi. L’associazione, conclude il presidente, "farà il possibile perché questa sentenza sia diffusa e conosciuta in modo che tutti sappiano come la giustizia italiana si è comportata nei confronti di criminali che hanno ucciso così tante persone".

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