Per l’azienda è colpa delle banche


BOLOGNA, 14 APR. 2010 – Nel piano industriale della Fini Compressori c’è lo zampino della banche. In particolare nella parte che riguarda i tagli ai dipendenti. "Le banche hanno posto come condizione i licenziamenti" è stata la spiegazione di un dirigente dell’azienda. Altrimenti ci sarebbe stato il licenziamento. A dare notizia del retroscena è la Fiom bolognese. "Pur pensando male delle banche – è la domanda del segretario Bruno Papignani contenuta in una nota del sindacato – l’utilizzo della Cigs non ha per loro un costo e allora perché dovrebbero imporre così drasticamente i licenziamenti?"Il comunicato prosegue con una presa di posizione. "Se così fosse abbiamo due avversari, la dirigenza Fini e le banche. Abbiamo il diritto di conoscere quali sono queste banche, perché – conclude – sarebbe un paradosso per i lavoratori dipendenti, avere il conto corrente in banche che impongono il loro licenziamento."Nei confronti degli istituti di credito complici delle decisioni della Fini Compressori, saranno messe in campo "tutte le iniziative possibili", annunciano le Rsu dei lavoratori dell’azienda. Intanto continua il presidio davanti ai cancelli. Si andrà avanti, spiegano i rappresentanti, fino a che i licenziamenti (108 i lavoratori posti in mobilità) non saranno ritirati. Fiom, Fim e Rsu hanno invitato le istituzioni a mettere in campo tutte le iniziative per far ritirare i licenziamenti e ripristinare un tavolo per la salvaguardia dell’occupazione.

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