Per il 2013 le imprese chiedono di più alla Regione


BOLOGNA, 28 NOV. 2012 – Chiamate in audizione della commissione regionale di settore, presieduta da Marco Lombardi, le categorie economiche hanno accolto il bilancio della Regione Emilia-Romagna per il 2013 con una forte preoccupazione per la crisi che non cessa e la consapevolezza dei limiti di manovra consentiti alla Regione. Sul bilancio peseranno 370 milioni di tagli statali, la maggior parte (260 milioni) sulla sanità, ma la scelta di non aumentare le tasse e di salvaguardare sanità, welfare e trasporto pubblico è stata colta positivamente. Rimangono comunque tante difficoltà, tradotte nella richiesta di fare di più.Il relatore di maggioranza, Luciano Vecchi (Pd) ha riassunto il quadro fosco: i nuovi tagli, ha ricordato, peseranno su quelli già fatti da precedenti manovre dello Stato, dalla Spending Review del luglio scorso, dalle imposizioni della Legge di Stabilità che impedisce alle Regioni nuovi investimenti. Ricordate anche alcune scelte strutturali come la riduzione dello stock di debito e la riduzione di costi nel funzionamento. La vicepresidente Simonetta Saliera, preoccupata anche per l’occupazione, ha sottolineato i tagli alla sanità come "un fatto nuovo" da applicare già da gennaio, con tutte le difficoltà che comporta: "é il tema più preoccupante per la tenuta del nostro sistema". La Regione Emilia-Romagna, ha poi assicurato, "come sempre" intende stare alle regole per evitare il commissariamento, ma "c’é bisogno di politiche diverse e tutti debbono fare la propria parte chiedendo un’inversione a livello nazionale: così – ha detto – non ci può essere futuro".Francesco Zanoni (Tavolo regionale dell’imprenditoria) ha apprezzato il senso di responsabilità della Regione per lo sforzo di sopperire ai tagli, ma ha chiesto minori costi figurativi per le imprese auspicando che vengano dedicate alla crescita eventuali economie prodotte dalla semplificazione in Regione e dal riordino delle Province, ricordando l’annoso problema dei lunghi tempi di pagamento della pubblica amministrazione e sollecitando la certificazione dei crediti che le imprese vantano verso gli enti pubblici. Graziano Cremonini (Confservizi Emilia-Romagna), condividendo le scelte strategiche della Regione, ha però espresso tutte le preoccupazioni delle aziende dei servizi pubblici locali delle zone colpite dal sisma: "hanno subito danni e devono affrontare anche il rinvio del pagamento delle bollette di luce, gas, acqua e rifiuti per una stima iniziale di 400 milioni di euro, poi ridotta perché non tutti hanno fatto ricorso al rinvio, ma sempre ingente", tanto da creare difficoltà nonostante le anticipazioni dell’autorità nazionale dell’energia e "produrre un aumento delle tariffe tra il 15% e il 20%". Per Luca Rossi, vicedirettore Confindustria Emilia-Romagna, i tagli sono necessari, ma occorre evitare che anche in Regione gli interventi si traducano in ulteriori effetti di recessione sull’economia con ricadute sul sistema privato. E ha chiesto un fondo straordinario, con risorse aggiuntive, per contribuire alla crescita e all’occupazione. Mario Cotti (Aiop, 43 cliniche private con 10.000 addetti, per 110.000 ricoveri, il 18% di quelli dell’Emilia-Romagna), ha espresso disappunto per i tagli statali e quelli che la direzione regionale alla sanità starebbe apportando al settore, chiedendo quindi che la Regione rispetti l’accordo triennale con l’ospedalità privata che vincola il budget all’andamento del fondo sanitario nazionale.

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