Per fortuna, Berlusconi non è gay


Meglio un figlio ladro che un figlio gay. Lo pensa (e oggi lo dice con un po’ più di sfacciataggine) ogni mamma italiana. Il papà non dice gay ma un’altra parola che immaginate (e se non lo immaginate la parola è: frocio).Meglio un politico corrotto che un politico gay (parliamo in generale, avvocato Ghedini, ogni riferimento è casuale). Lo dice in fondo il presidente del Consiglio. Perché “politico corrotto” è un pleonasmo, mentre “politico gay” è un ossimoro. Il primo diamo per scontato che sia così, il secondo lo riteniamo impossibile.Lo stigma che ancora colpisce questa variante del comportamento umano porta alla condanna a morte degli omosessuali in Iran e in Nigeria. E li porta a dannazione sicura sia per il papa Ratzinger che per l’ayatollah Khamenei. E li porta al pubblico dileggio di leghisti e berlusconi. E li porta, adesso, anche alla cancellazione dai telegiornali.Alle mamme, agli iraniani, ai papi (nel senso cattolico romano, non berlusconiano) e ai razzisti, i gay ci sono abituati. A essere cancellati dall’informazione, è meglio che si abituino presto.Due giovani turisti americani (gay) sono stati massacrati di botte da una pseudo-ronda in pieno centro di Roma la settimana scorsa. Non lo sapevate? Si vede che guardate troppa tv. Il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti (autorevole esponente del Pd) è andato al Gay Pride di Roma con queste parole: “ Ho visto in volto i ragazzi picchiati. E sono dire qui per dire no ad ogni forma di discriminazione perché episodi di intolleranza come questo mostrano che siamo tutti meno liberi”. Tutti tutti no, presidente Zingaretti. Berlusconi e Bossi sono oggi più liberi di ieri di fare le loro sparate razziste.250mila persone in marcia, non tutti gay come al solito, ma anche tante famiglie e tante persone qualsiasi andate a godersi una parata che in genere è anche abbastanza divertente, con parrucche e palloncini colorati. La stampa strangolata da un anno (ed è solo il primo) di regime berlusconiano e leghista non ne ha praticamente parlato. Sarà solo una dimenticanza: d’altra parte negli ultimi mesi ci sta tacendo (con qualche piccola eccezione) tante cose più importanti.Da Bologna sono partiti alcuni pullman a supporto del Gay Pride romano, per dimostrare vicinanza in un momento difficile: “Il grave ostruzionismo che le istituzioni romane, attraverso i ‘niet’ della questura e il disinteresse del Comune, stanno mettendo in campo contro il Gay Pride è un fatto grave che deve allarmare tutto il Paese”, scrive un comunicato del Cassero annunciando la partecipazione massiccia dei bolognesi.Ma da Bologna è partito soprattutto un segnale importante: dobbiamo ancora aspettare il ballottaggio ma in consiglio comunale quasi sicuramente siederà, nei banchi del Pd, un esponente storico del movimento lgbt bolognese, Sergio Lo Giudice.Non sarà moltissimo, ma meglio del nulla incombente. Per far sventolare qualche bandiera del Pd alla manifestazione di Roma c’è voluto una specie di blitz nella sede nazionale del partito: quattordici bandiere “trafugate” da esponenti vicini al movimento. Alcuni militanti gay all’interno del Pd sostengono che gli iscritti sono più avanti rispetto ai vertici (non facciamo fatica a crederlo): “Quando, qualche giorno fa, il circolo del Pd della zona di viale Marconi, a Roma, ha votato una mozione per aderire al Pride, i ‘sì’ hanno stravinto”, hanno detto a Repubblica. Aggiungendo: perché non succede anche a livello nazionale?

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