Per chi suona la campana


BOLOGNA 27 NOV. 2009 – Un campanello d’allarme. Anzi no, campane vere e proprie di allarme. A suonarle saranno le chiese, per ricordare ai propri fedeli e non che per arrestare i cambiamenti climatici non c’è un momento da perdere. 350 rintocchi, un numero simbolo che ricorda il limite delle parti per milione di Co2 in atmosfera sotto il quale si deve stare per garantire la vita sulla terra. La lunga scampanata si udirà il 13 dicembre prossimo, giorno che sta a metà dei lavori del vertice sul clima di Copenaghen.L’iniziativa si deve alla Rete interdiocesana per i nuovi stili di vita. Un insieme di 26 diocesi che sabato 28 novembre si riuniscono a Bologna per il loro convegno annuale sul cambiamento climatico. “Inquinare è peccato, esiste anche il peccato ecologico”, fa sapere il loro coordinatore padre Adriano Sella. E con la coscienza a posto hanno dunque iniziato a volerci essere per prima loro, le parrocchie. A partire dal boicottaggio dello shopping natalizio (almeno la domenica), passando al digiuno dall’acqua minerale in bottiglia il mercoledì e finendo col farsi spazio della teoria “Zero rifiuti”, che ha portato a eliminare dalle sagre parrocchiali l’utilizzo di piatti e posate di plastica. Al loro posto si è provveduto al riutilizzo di vecchie stoviglie. Accorgimenti che possono sembrare poca cosa, ma che secondo le “diocesi virtuose” sono parte di una strada che porta a cambiare i propri stili di vita.Un cammino analogo, anche se non benedetto, lo promuove la settimana europea per la riduzione dei rifiuti che si conclude domenica e che vede svolgersi in Emilia-Romagna più di settanta iniziative. Azioni per sensibilizzare a un tipo di consumo attento e responsabile, a far vivere più a lungo i prodotti, a gettarne il meno possibile e a riciclare quelli di cui non si ha più bisogno. Tra le pratiche promosse anche il consumo di acqua del rubinetto, che consente oltre di risparmiare sulla spesa al supermercato, di ridurre notevolmente il volume dei rifiuti domestici.Ma la strada da percorrere è ancora lunga. E probabilmente una settimana di azioni promozionali non è sufficiente a risolvere il problema più grosso in tema di rifiuti: il fatto che la loro produzione non accenna a diminuire. In regione i rifiuti prodotti nel 2008 sono aumentati del 3% rispetto all’anno precedente. L’aumento del 2009 sarà, con tutta probabilità, della stessa misura, se non superiore. Il livello di produzione di spazzatura pro capite in Emilia-Romagna è di circa settecento chili. Una montagna che deve assolutamente essere ridotta. Soprattutto se si vuole raggiungere l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata fissato dall’Unione Europea entro il 2012. Oggi in regione siamo al 48%, una percentuale pari a quella di alcuni paesi europei.Se Copenaghen diventerà, se dio vuole, il nuovo Kyoto, ma più vincolante per tutti, a partire dagli Stati Uniti, può darsi che anche gli obiettivi europei sui rifiuti verranno rivisti. In maniera più restrittiva, ovviamente. Ancora più campane si renderanno necessarie. Non solo quelle del vetro. Ma anche quelle che rintoccando dicono ai consumatori-peccatori che il nostro futuro dipende dalle nostre condotte.

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