Pensionati a confronto


Clicca sull’immagine per vedere il video REGGIO EMILIA, 27 NOV. 2008 – "Essere pensionati a Reggio Emilia", si intitola così la ricerca condotta dal sindacato Spi Cgil provinciale e presentata ieri al Centro Loris Malaguzzi. Un’indagine, già condotta in modo analogo nel 1997, che è stata riproposta a distanza di dieci anni per capire com’è cambiata in questo arco di tempo la percezione della realtà reggiana da parte dei pensionati. Un decennio contrassegnato da un cambiamento nei rapporti tra i servizi comunali e coloro che sono assistiti e cioè da una maggiore privatizzazione delle prestazioni rispetto al passato. Basta pensare al fenomeno delle badanti che, da solo, testimonia come è avvenuto il processo di privatizzazione dell’assistenza domiciliare. La ricerca, coordinata da Cesare Vasconi dell’Ufficio Studi provinciale Spi Cgil con la collaborazione di una sessantina di attivisti Spi, è stata condotta su un campione di 1500 pensionati. COS’E’ CAMBIATO IN DIECI ANNI Dal punto di vista dell’utilizzo dei media, la tv risulta essere il principale mezzo di informazione dei pensionati, anche se, rispetto a dieci anni fa, i soggetti che hanno risposto evidenziano una scolarizzazione più consistente e quindi una disponibilità di maggiori strumenti di lettura della realtà tra i quali internet, videoregistratori e lettori dvd. Per quanto riguarda i redditi, quasi il 40% si è posizionato ad un livello basso. Un peggioramento rispetto ai dati raccolti nel 1997 che viene evidenziato sia per le famiglie che per le singole persone. Sul versante delle spese periodiche e quotidiane, oltre alle spese generali e di mantenimento, vi sono aggravi di spesa di carattere sanitario. In tema di "sicurezza", la metà dei soggetti sentiti conferma la percezione di insicurezza. Aumentano le persone che vivono sole, soprattutto le donne, e diminuisce la convivenza tra figli e genitori. Rispetto a dieci anni fa aumenta la paura che succeda qualcosa di negativo (+ 8,13%), ma aumenta anche il tentativo di far fronte a questi timori attraverso una maggiore socializzazione (+3,4%). Diminuisce, però, la percezione di sentirsi più utile e facente parte di una categoria (l’essere solidali). Tutte opinioni che, nel loro insieme, posso rappresentare l’espressione di una realtà per certi versi contraddittoria e incerta, ma anche tentativi di reagire ad un ripiegamento in sé e all’solamento (l’"uscire di casa") PENSIONATI, UNA RISORSA NON GIOVANE Alla presentazione dei dati è seguita, nel pomeriggio, una tavola rotonda dedicata al tema della persona anziana come risorsa nella società. Maria Luisa Mirabile, direttrice de "La rivista delle politiche sociali" ha spiegato come, da tempo, l’allungamento della parte di vita in cui si è vecchi, ma in buona salute, ha portato a vedere l’anziano non più come una persona destinata interamente al riposo, ma come un soggetto che può dedicarsi all’apprendimento, ai consumi e, soprattutto, alla partecipazione sociale. Un ruolo, quello dell’anziano, che è fondamentale, per fare un esempio, per l’educazione dei nipoti e per l’aiuto nella vita domestica delle famiglie. Gli anziani inoltre, anche se non ne sono consapevoli, hanno un ruolo importante nel trasmettere conoscenze e creare reti sociali. Secondo Maria Luisa Mirabile, però, lo "slogan" dell’anziano come risorsa, andrebbe accompagnato da un approfondimento sull’identità degli anziani. Spesso si è portati a pensare che i pensionati stiano bene nella misura in cui somigliano di più ai giovani. Certamente, sono più in salute rispetto al passato, pieni di energia, si innamorano, fanno viaggi, spendono, vivono in un modo più aperto e libero. "Ma non per questo – conclude la ricercatrice – il loro grado di benessere e di capacità deve essere commisurato sulla falsa riga dei comportamenti e degli stili di vita giovanili. Si dovrebbe arrivare a definire, piuttosto, uno statuto del benessere e della capacità di contribuire alla vita sociale degli anziani in quanto tali".

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