Pechino festeggia col mondo 60 anni di rivoluzione


1 OTT 2009 – Un enorme ritratto di Mao Zedong mentre legge, il primo ottobre 1949, la dichiarazione di nascita della Repubblica popolare cinese e poi l’orchestra intona l’Oriente è rosso: “L’oriente è rosso, il sole si alza nel cielo, in Cina sorge Mao Zedong”. Come ai tempi della rivoluzione culturale. Ma la Cina oggi è tutta un’altra cosa, anche se rimane orgogliosa del suo comandante militare che proprio 60 anni fa in piazza Tian’anmen proclamò nel suo stridulo accento del Sichuan la vittoria dei comunisti.Una parata militare e un faraonico corteo di sessanta carri festosi, ognuno un’allegoria della strada percorsa dai cinesi dalla guerra civile alla rivoluzione consumista. Su uno dei carri, composto da 53 professionisti stranieri che lavorano in Cina, c’era anche Pierlugi Cecchi, 65enne neonatologo di Rimini. Cecchi vive a Pechino da dieci anni insieme alla moglie Rosalba e solo quest’anno ha avviato a studiare nel nostro paese una cinquantina di operatori sanitari cinesi. Non solo neonatologia, ma anche salute mentale e assistenza ai disabili nei programmi di cooperazione a cui il medico riminese collabora. In una dichiarazione all’Ansa spiega la sua passione per la Cina: “Ai miei amici ho detto che nella mia vita precedente devo essere stato cinese”.Tra i suoi progetti figura anche il nuovo reparto di oncologia pediatrica presso l’Ospedale dei bambini di Pechino, con 360 posti letti finanziati dal governo cinese. A Pierluigi Cecchi il sindaco della capitale cinese ha anche consegnato il premio “Grande Muraglia”. La Cina tiene molto al suo posto nel mondo e la collaborazione con i medici stranieri ha una lunga storia che risale fino agli anni trenta quando il medico canadese Norman Bethune decise di trasferirsi al seguito dell’Esercito popolare di liberazione. Divenne un eroe della rivoluzione, uno dei pochi stranieri ad aiutare i comunisti cinesi in un periodo di assoluta “quarantena” internazionale.

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