Peace&Coop


GENNAIO 2009 – “La pace è una pianta delicata e cresce soltanto in un terreno reso fertile dall’assidua attenzione e della spirito cooperativo, dalla giustizia sociale e dalla piena occupazione, dal disarmo e dalla sicurezza, dalla prospettiva cosmopolita e da una globalizzazione responsabile. Perché tutto questo si realizzi occorre vincere l’indifferenza, ancora troppo presente in vaste aree della società, sulle sorti del pianeta. E’ indispensabile che la pace, e non la guerra, sia considerata ovunque la via maestra per costruire nuovi rapporti tra i popoli e promuovere la democrazia”.  A sostenerlo è Ivano Barberini, per anni presidente della Lega delle Cooperative, dal 2001 presidente dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, associazione indipendente che unisce ed assiste le realtà cooperative di tutto il mondo: raggruppa 236 organizzazioni cooperative di 63 paesi, con oltre 700 milioni di soci. Il tema della pace ha da sempre – infatti – un grande rilievo nella lunga tradizione di impegno democratico e sociale dei movimenti cooperativi. I PROGETTI DI LEGACOOP Legacoop realizza programmi e progetti di sviluppo nei Paesi in via di sviluppo in collaborazione con Ong nazionali ed internazionali utilizzando risorse messe a disposizione dalle cooperative italiane. Barberini è anche il presidente dell’Archivio Disarmo, un’organizzazione non governativa riconosciuta dall’Onu, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Non ha fini di lucro; raccoglie, elabora e divulga, in collegamento con analoghi organismi nazionali ed esteri, dat e analisi per contribuire alla conoscenza scientifica dei problemi della pace e del disarmo. In particolare mette a disposizione dei ricercatori una biblioteca ed un’emeroteca specalizzate. Destina borse di studio a giovani studiosi che vogliano approfondire tematiche internazionali. Ogni anno indice il premio giornalistico “Archivio Disarmo per la pace – Colombe d’oro”, giunto quest’anno alla sua ventiquattresima edizione. Il premio internazionale Colomba d’oro, edizione 2008, è stato assegnato al direttore d’orchestra, israeliano-palestinese Daniel Barenboim. Nato a Buenos Aires, dirige giovani musicisti palestinesi e israeliani uniti dal linguaggio comune della musica. E’ andato a lui il riconoscimento internazionale Archivio Disarmo per la pace – colombe d’oro. Hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento giornalistico anche Rosaria Capacchione, della redazione di Caserta de il Mattino: in  prima linea nel fare luce e denunciare l’interminabile conflitto tra istituzioni democratiche e cosche criminali; da 6 mesi vive sotto scorta, Stefania Maurizi redattrice de Il Venerdì- L’Espresso che si occupa, in particolare, della non proliferazione e del rilancio del processo di disarmo nucleare e Cecilia Rinaldini, di Radio Rai per il suo interesse nei confronto dei paesi latinoamericani. Per la prima volta da quanto è stato istituto il premio, quest’anno è stato assegnato un riconoscimento speciale a un’istituzione: l’amministrazione comunale di Stazzema. Nella frazione Sant’Anna, situata sulle propaggini meridionali delle Alpi Apuane, la mattina del 12 agosto avvenne uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili, nel corso della seconda guerra mondiale: in poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti. Solo lo scorso anno è stata ratificata in Cassazione la condanna all’ergastolo per 10 ex SS colpevoli del massacro. Come in ogni edizione la scelta dei candidati è avvenuta tramite una giuria. Presieduta dal Nobel Rita Levi Montalcini, era composta, tra gli altri, da Dacia Maraini, Miriam Mafai, Tana De Zulueta. Per la professoressa Rita Levi Montalcini la maggiore responsabilità delle aberrazioni sociali che si manifestano in persecuzioni, genocidi e guerre, triste attività tipica della specie umana, va ricercata in una disparità evolutiva delle strutture cerebrali preposte all’elaborazione del pensiero e del comportamento. “L’Homo sapiens non differisce sostanzialmente dalle altre specie nel comportamento emotivo – ha affermato Rita Levi Montalcini. In più hanno facoltà raziocinanti che sarebbe bene utilizzassero adeguatamente” – sostiene il Nobel per la medicina.  TANTISSIME LE ARMI DISSEMINATE IN MOLTI PAESI DEL MONDO “La situazione attuale per quanto riguarda il disarmo è allarmante – ci spiega – Ivano Barberini. Non è stato compiuto alcun progresso sugli accordi, da tempo in attesa di approvazione. Inoltre hanno ripreso forza Inoltre hanno ripreso forza le pressioni per coinvolgere nella militarizzazione aree che ne sono esenti, come lo spazio, oltre che ad integrare nelle forze convenzionali le armi nucleari. Sul versante della non proliferazione la situazione è incerta – continua il presidente dell’Archivio Disarmo. La comunità internazionale è pienamente concorde sulla necessità di prevenire la proliferazione. Manca in primo luogo l’accordo relativo ai mezzi da utilizzare per conseguirlo. L’esperienza di questi ultimi anni ha evidenziato la pericolosità del ricorso all’uso della forza per contrastare una minaccia esterna, attuale o anche soltanto potenziale, senza l’autorizzazione  del Consiglio di sicurezza – prosegue Barberini. L’obiettivo di cambiare questo stato di cose può essere perseguito soltanto se si comprende  la natura dei fenomeni che condizionano la sicurezza e di come essi sono avvertiti dall’opinione pubblica. Una corretta ed esaustiva informazione ai cittadini è essenziale. Per essere in grado di fornirla correttamente occorrono conoscenza e chiarezza di analisi. E’ a questo fine, e in un contesto di crescente tensione internazionale, che l’Archivio Disarmo ha effettuato, nel maggio scorso, un sondaggio su un campione di 814 persone, per esplorare le opinioni del pubblico italiano su questi temi e in particolare sulle minacce alla sicurezza, sul possesso di armi nucleari, sull’eventuale proliferazione nucleare dell’Iran. Il terrorismo e il riscaldamento della terra sono considerati i pericoli principali per la sicurezza. Il primo è percepito come una minaccia; il secondo come un rischio. E’ significativo che al terzo posto si collochi la diffusione delle armi nucleari in nuovi paesi, ritenuta dal 66% del campione molto importante”.

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