Pd: il diritto di non scegliere


06 AGo 2009 – Veniva dato per morto, il PD, prima delle elezioni europee, ed invece in questi giorni il vecchio leone mena zampate e ruggisce come un piccolo Simba che non “molla la presa” sugli abitanti della foresta.E’ un proliferare di riunioni, assemblee, incontri pubblici, conferenze stampa. Il partito è vivo e gli iscritti lottano assieme a lui. Non passa giorno che non giunga in redazione un invito: “Questa sera arriva Pinco Pallino, venite?”, “Domani Tizio e Caio si incontrano con gli elettori in piazza Taldeitali, non potete mancare!” e via di questo passo.Il problema però, perché purtroppo c’è un problema, è perché e su che cosa si esprime questo vitalismo politico. La capacità organizzativa e di mobilitazione del PD infatti sembra essersi dimenticata, in queste settimane, del contesto socio economico italiano o reggiano, tanto essa è concentrata sulla sfida elettorale interna: Bersani o Franceschini?Non c’è crisi che tenga, non c’è esproprio del parlamento che conti, non c’è escort che dia uno scossone. Il PD è inchiodato alla scadenza di ottobre e la battaglia elettorale (interna) non concede respiro ai “dettagli” della vita collettiva. “Dividersi e contarsi”: la febbre che accompagna da due decenni la politica del centro sinistra italiano non accenna a scendere ma il malato sembra essersi abituato alla temperatura alta. Ci convive. Quasi quasi ci sta bene. Ha una buona giustificazione per ritardare il rientro al lavoro, che nel nostro caso sarebbe la battaglia politica per spazzare via Berlusconi e il suo modello d’Italia. “Lo faremo domani”, sembrano dire i contendenti, soprattutto i rappresentanti locali dei contendenti, preoccupati invece oggi di schierarsi, di rendere nota la loro scelta di schieramento, di lavorare per la schiera. Da qui il proliferare di iniziative che lanciano messaggi epocali, attraverso i quali raccogliere adesioni, del tipo: “Non si torna indietro” (Comitato per Franceschini"); “Vogliamo un PD da battaglia” (Comitato per Bersani); “Un partito radicato nel territorio” (Comitato per Franceschini); “Un partito radicato in ogni luogo” (Comitato per Bersani). Sarà così sino ad ottobre. Anzi, la febbre crescerà ancora da qui ad ottobre, perché in ballo ci sono la vittoria al congresso e poi la vittoria alle primarie. Chi vincerà è difficile saperlo. Chi perde invece a me pare chiaro: tutti noi. Indipendentemente dal fatto che scegliamo il “partito radicato nel territorio” o il “partito radicato in ogni luogo”.

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