Pd, Cofferati: “Se Dario mi chiama, pronto a tornare in campo”


BOLOGNA, 24 FEB. 2009 – Resta convinto che sarebbe stato meglio scegliere il nuovo segretario del Pd con le primarie. Ma, in una intervista alla "Stampa", Sergio Cofferati si dichiara oggi "disponibile a dare una mano" a Dario Franceschini. E allontana così un futuro da papà a tempo pieno."Sono rimasto uno di quei militanti che ancora attribuisce un valore alla disciplina e alle regole", spiega. Per cui, pur avendo criticato la scelta dell’Assemblea di non andare alle primarie, ora "dobbiamo impegnarci tutti a dare una raddrizzata alla barca". "Me ne vado da Bologna per ragioni private, non certo per altro. Se il mio partito lo riterrà utile – annuncia – impiegherò le energie che mi rimangono nella posizione che vorranno purché sia compatibile con la scelta da me fatta. Ma devono decidere loro, non decido io". Quello che il sindaco sembra però aver già deciso è di non dedicarsi completamente alla famiglia, come aveva dichiarato nel momento in cui ha annunciato di non volersi ricandidare a palazzo d’Accursio. Ma di voler cercare una nuova occupazione da alternare a pannolini e biberon.Per Cofferati ora bisogna affrontare la questione prioritaria di "come si sta nel Pd". Troppe volte "le decisioni non sono diventate le decisioni dell’intero gruppo dirigente". E’ mancata, insomma "solidarietà al segretario, ruolo che non va messo in discussione, e gestione delle decisioni". Bisogna anche "uscire una volta per tutte dallo schema mentale della sinistra per cui ogni appuntamento elettorale è un ordalia, un giudizio divino dei gruppi dirigenti". Massima fiducia, comunque, a Dario Franceschini, "figlio di una storia politica riformista che conosco bene perché è quella della pianura Padana". Se poi si candiderà o meno al congresso "lo deciderà lui sulla base del lavoro e dei risultati di questi mesi".

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