Paura e lecca lecca


Gli italiani hanno paura. Non della mafia, che controlla vari settori della cosa pubblica, nè della camorra, che gestisce diversi traffici industriali, commerciali e finanziari. E nemmeno della n’drangheta, che si occupa di tutto il resto, lecito o illecito che sia, o della sacra corona unita. Gli italiani non temono l’inquinamento, che sta devastando il pianeta e di conseguenza la salute loro e dei loro figli. Non sono spaventati da quei giocolieri travestiti da imprenditori dell’alta finanza, che con i loro trucchi volatilizzano fortune nel giro di qualche minuto lasciando piccoli risparmiatori a bocca aperta davanti a banche indifferenti e tribunali impotenti. Gli italiani non sembrano neanche preoccupati dal fatto che nel loro paese la libertà di stampa è considerata a rischio. No. Gli italiani hanno paura dei rumeni, dei rom e degli zingari. Un occhio a mandorla o un velo scatenano vere e proprie crisi di panico. Allo stesso tempo, però, gli italiani pretendono che le famiglie (italiane) vengano tutelate. Così se rumeni, neri o altri servono (nel senso che fanno i servi), bisogna prendere dei provvedimenti. Questo atteggiamento ambivalente spiega perché la percezione che gli italiani hanno della realtà sia solitamente diversa da come questa realtà è presentata con strumenti più o meno scientifici, per esempio le statistiche. Le forze dell’ordine assicurano che stanno facendo un ottimo lavoro, arrestando delinquenti e sventando attentati, eppure il cittadino medio continua a sentirsi indifeso. Tutto questo mi fa pensare a mia figlia, che ha poco più di un anno. La piccola probabilmente non ha ancora perfezionato il suo sistema neurovegetativo, per cui nel tardo pomeriggio spesso è presa da deliri. A volte desidera, pretende e, quasi sempre, ottiene un lecca lecca. In quei momenti per lei si tratta di un’esigenza irrinunciabile. O per lo meno la percepisce come tale. Dopo aver assecondato quello che in altri tempi era chiamato un capriccio, mia figlia se ne va a dormire senza cenare, e quindi senza il giusto approvvigionamento per affrontare la notte. Il problema sorge quando a notte fonda i morsi della fame si fanno sentire. Forse l’atteggiamento ambivalente degli italiani sembra un comportamento infantile perché l’Italia, per quanto si vanti di essere tra le prime potenze mondiali, è una giovane democrazia che non ha ancora perfezionato il suo sistema neurovegetativo. Chissà se a un certo punto della notte gli italiani si sveglieranno e si accorgeranno che per attraversare le lunghe ore buie gli è stato dato solo un lecca lecca. * Ingy Mubiaki Kakese è nata al Cairo nel 1972 da madre egiziana e padre congolese. Vive a Roma dal 1976. E’ tra gli autori dell’antologia Pecore nere (Laterza 2005). Un suo racconto è uscito nella raccolta Amori bicolori (Laterza 2008) Per gentile concessione © Internazionale

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