Paura di che? Pensionati Cgil a convegno


3 NOV 2009 – Realizzare insieme agli enti locali politiche per rendere le città dell’Emilia-Romagna più sicure e vivibili e così combattere quella percezione dell’insicurezza che spinge molti anziani a chiudersi in casa. Niente ronde però, perché il controllo del territorio deve rimanere in mano alle forze dell’ordine. Piuttosto, coinvolgere cittadini e volontariato per diffondere senso civico e rispetto delle regole. Sono questi i temi al centro del convegno regionale “Gli anziani, le sicurezze, la vivibilità urbana” organizzato, giovedì 5 novembre all’Hotel Europa di Bologna (via Boldrini 11) a partire dalle ore 9.30, dal sindacato dei pensionati della Cgil dell’Emilia-Romagna Al convegno, che sarà aperto dal segretario regionale dello Spi Maurizio Fabbri con conclusioni affidate alla leader nazionale dei pensionati della Cgil Carla Cantone, parteciperanno rappresentanti delle segreterie territoriali dello Spi, della segreteria regionale della Cgil, del Silp per la Cgil (il sindacato italiano lavoratori polizia), dell’Auser e del Coordinamento donne dello Spi regionale. Previsti anche gli interventi di Gian Guido Nobili (dirigente del Servizio politiche per la sicurezza e la polizia locale della Regione Emilia-Romagna) e del criminologo Enzo Ciconte, docente dell’Università Roma Tre.“Con il convegno – dice il segretario regionale dello Spi Maurizio Fabbri – faremo il punto sulle politiche per la sicurezza messe in campo nella regione e su quelle da attivare attraverso la contrattazione territoriale con i Comuni. Il nostro obiettivo – continua il segretario – è lavorare per migliorare le condizioni di vita dei 975 mila over 65 che vivono in Emilia-Romagna e che rappresentano il 22,5% di tutta la popolazione. La nostra azione non può non toccare un tema come quello della sicurezza, affrontandolo in tutte le sue sfaccettature, dal contrasto della microcriminalità alla realizzazione di politiche che favoriscano la vita sociale degli anziani”.Quello della sicurezza o, meglio, delle sicurezze nelle città, sulle strade e negli ambienti domestici è uno dei temi più sentiti e più incisivi nella quotidianità della popolazione anziana. La conferma arriva anche dalle ricerche condotte dal Servizio politiche per la sicurezza e la polizia locale della Regione Emilia-Romagna all’interno del progetto “Città sicure”. “Gli anziani – riassume Roberto Battaglia della segreteria regionale dello Spi, che al convegno del 5 novembre terrà la relazione introduttiva – vivono la città con timore. Hanno paura di uscire di casa anche se sono le vittime più frequenti degli incidenti tra le mura domestiche (circa il 70% dei traumi da caduta riguarda gli anziani). Non si sentono sicuri nel muoversi a piedi, si preoccupano per l’inquinamento e il degrado urbano e così rischiano di isolarsi chiudendosi in casa”. I dati dimostrano come in Emilia-Romagna la percezione dell’insicurezza tra gli anziani risulta più elevata rispetto al resto della popolazione. Circa il 30% della popolazione over 65 (contro il 26% del totale) ha infatti paura di uscire nelle ore serali, nonostante gli anziani subiscano la metà dei reati predatori (furti, borseggi, scippi): 8,9% contro il 15,1%. “Il senso dell’insicurezza – continua Battaglia – esula dall’evento criminoso in sé. Piuttosto è legato alle particolari condizioni di vita degli anziani. Infatti si sente più insicuro chi vive da solo e abita in città, chi ha un basso livello di collocazione sociale, si sentono più insicure le donne”.Destano grande preoccupazione anche gli incidenti stradali: il 29% dei pedoni (dato nazionale) perde la vita mentre attraversa la strada sulle strisce. Tra i più colpiti ci sono proprio gli anziani: oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni.“Per queste ragioni – aggiunge Battaglia – quando parliamo di sicurezza rivolta agli anziani è più giusto parlare di sicurezze o insicurezze, poiché sono diversi i fattori che generano preoccupazione e paura, e tra questi sono rilevanti le condizioni sociali dell’anziano, la mobilità, un diritto spesso negato, l’ambiente, la qualità e la vivibilità del territorio e la stessa condizione abitativa”. Secondo il sindacato dei pensionati dell’Emilia-Romagna diventa quindi indispensabile realizzare insieme agli enti locali politiche che da un lato contrastino i reati predatori e dall’altro riducano le situazioni di abbandono e di isolamento in cui molti anziani si trovano a vivere. Come? Diverse le proposte che i pensionati metteranno sul tavolo delle negoziazioni con i Comuni e le istituzioni della regione per definire veri patti locali sulla sicurezza. Si va dalla diffusione dei vigile di quartiere e degli sportelli sicurezza alla maggiore integrazione tra le forze di polizia attraverso la costituzione di centrali operative uniche, fino al coinvolgimento del volontariato per realizzare, così come previsto dalla legge regionale del 2003 sulla Polizia locale, progetti di sicurezza partecipata. “Che sono cosa ben diversa dalle ronde istituite per decreto dal governo”, sottolinea il leader regionale dei pensionati Maurizio Fabbri. “Siamo convinti che le funzioni di controllo del territorio della polizia statale e locale non siano delegabili ad altri soggetti – continua Fabbri -. Quello che proponiamo è piuttosto di creare in ambito locale figure come i mediatori sociali e gli operatori civici che possano lavorare per l’educazione alla convivenza, al rispetto della legalità, alla mediazione dei conflitti”.

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