Patuelli: lo spread deve preoccupare


“Questo spread che sta crescendo è preoccupante per la Repubblica italiana perchè in precedenza viaggiava in una direzione di maggiore benessere per tutti e lo spread è una tassa che l’Italia paga sui mercati internazionali”. Lo afferma il presidente Abi Antonio Patuelli al convegno Acri secondo cui “più lo spread cresce più si impoverisce l’Italia e più cresce li spread e più si complica la vita alle banche” con riflessi sui loro indicatori patrimoniali. “Più debole è la moneta più alti sono i tassi, non dobbiamo cullarci che tutte le colpe siano dell’Europa”, continua Patuelli ricordando come l’Italia non vanti “una storia virtuosa” su debito e deficit e che “nonostante i rialzi di questi giorni i tassi sono infimi” grazie all’appartenenza all’euro. “I tassi con la lira agli inizi degli anni ’80 erano al 19,5%, era una moneta debole”. “Lo spread deve fare riflettere tutti noi italiani, il Qe di Draghi è stata una benedizione per l’Italia che ha pagato tassi infimi sulle emissioni di debito pubblico per famiglie e imprese che hanno potuto pagare tassi bassissimi su investimenti ma non può durare in eterno. In questi anni di tassi bassi il debito pubblico in assoluto invece che calare è continuato a crescere da oltre 40 anni, qualsiasi sia la legislatura. E’ un’occasione che gli italiani si pentiranno di aver perso”. Patuelli ha quindi ricordato che “c’è una forte correlazione fra debito tassi e monete”. L’aumento dello spread non è causato “da una demoniaca e misteriosa” manovra da parte “di pochissimi speculatori” ma dall’aumento del “rischio percepito dai gestori dei risparmi degli italiani” che uno dei “paesi come l’Italia possa uscire dall’euro”. Lo afferma il dg di Banca d’Italia Salvatore Rossi al convegno dell’Acri, “è tema che non dobbiamo cessare di spiegare all’opinione pubblica”. Una possibile modifica o congelamento della riforma del credito cooperativo “è una decisione politica” che “spetta al legislatore” il quale “dovrà valutare bene i costi e i benefici” di una simile decisione. E’ quanto afferma in merito a possibile misure del governo e del Parlamento per modificare la legge delega del 2016 mentre i due gruppi (Iccrea e Cassa Centrale) nati dalla riforma si stanno già costituendo. Rossi ha rilevato come la Banca d’Italia aveva dato parere positivo alla riforma valutando come fosse utile per le Bcc poter “mantenere il radicamento territoriale e reperire, sui mercati, capitali in caso di bisogno” tramite la costituzione di holding capogruppo sulla scia di quanto già avvenuto in Francia con la nascita di Credit Agricole.

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