Patto anticrisi: aderisce anche Confindustria


BOLOGNA, 24 LUG 2009 – Alla fine anche Confindustria ha detto sì al patto anticrisi messo in piedi dal presidente della Regione Vasco Errani e che in sei mesi ha evitato circa 40mila licenziamenti. Il patto era stato firmato ai primi di maggio da sindacati e organizzazioni imprenditoriali con la notevole eccezione di Confindustria Emilia-Romagna. Oggi l’annuncio del cambiamento di rotta da parte della presidente Anna Maria Artoni, peraltro da pochi giorni riconfermata presidente dell’associazione regionale degli industriali.L’annuncio lo ha dato lo stesso presidente Errani al termine della riunione del tavolo antricrisi: si è trattato di una "adesione motivata" – ha spiegato Errani – "con alcune sottolineature e puntualizzazioni" su alcuni aspetti. Innanzitutto "il pieno rispetto delle normative nazionali", poi "piena libertà delle imprese nella dinamica contrattuale" ed infine il fatto che le politiche attive per il lavoro che costituiscono una parte rilevante dell’intesa siano riferite a tutte le imprese, non solo a quelle che godono degli ammortizzatori in deroga (imprese sotto i 15 dipendenti che operano nei servizi, nell’artigianato, nel commercio e cooperative) ma anche a quelle industriali che ricorrono alla Cig ordinaria. Errani ha detto di considerare "assolutamente coerenti" con il patto, che ha come punto focale la ricerca di soluzioni alternative ai licenziamenti, le sottolineature di Confindustria ed ha giudicato positivamente la "condivisione" da parte di Confindustria e degli altri soggetti, degli obiettivi del documento che punta a salvaguardare i posti di lavoro e la base produttiva dell’Emilia-Romagna per rilanciare il sistema appena ci sarà la ripresa. "Tutti i soggetti del tavolo sono vincitori sia quelli istituzionali che quelli sociali", ha aggiunto il presidente della Regione secondo il quale i risultati dei primi sei mesi dimostrano che l’intesa "regge e funziona. Il meccanismo di responsabilità sociale funziona".40MILA LICENZIAMENTI EVITATISono circa 40 mila i licenziamenti evitati in Emilia-Romagna nei primi sei mesi del 2009 grazie agli accordi stipulati in regione per le imprese industriali e per quelle che utilizzano gli ammortizzatori in deroga. E’ stato l’assessore alle attività produttive Duccio Campagnoli a fornire le cifre sulle intese raggiunte ai tavoli attivati da Regione e Province. Da gennaio sono stati sottoscritti 276 accordi per le imprese industriali per la cig alternativa ai licenziamenti per 17.000 lavoratori mentre il ricorso alla mobilità ,o volontaria o riferita a dipendenti pensionabili, ha riguardato 3.300 lavoratori. Il tavolo della Regione ha attivato invece per gli altri sttori 1.368 intese per la cig in deroga e altri 1.000 sono in via di conclusione per circa 10.000 lavoratori fra imprese del commercio, coop e turismo. Ci sono poi 2.700 imprese artigiane che in questi mesi hanno definito insieme agli enti bilaterali accordi con sospensione di attività. La stima globale si aggira quindi attorno ai 40 mila licenziamenti evitati con strumenti alternativi per mantenere il posto di lavoro. L’assessore ha aggiunto che la riduzione dell’attività produttiva è attorno al 15-20% mentre il tasso di disoccupazione è salito dal 3,5% al 4,1%. La cig per oltre il 60% riguarda imprese del settore metalmeccanico. Nel complesso però l’Emilia-Romagna si colloca al 5,5% del totale nazionale, contro il 26% della Lombardia, il 24% del Piemonte ed il 6,5% del Veneto. Un segnale negativo viene da riavviamenti al lavoro che sono calati del 20%, spesso con la formula del contratto a tempo determinato, non più indeterminato. Da parte sua l’assessore regionale alla formazione Giovanni Sedioli, che coordina le politiche attive per il lavoro, ha spiegato che è stata messa a punto una grigia di unità formative sommabili e utilizzabili per le diverse situazioni che "ci troviamo ad affrontare" con i lavoratori che vanno in cig. E’ stato anche costituito un gruppo tecnico fra Regione, Province e parti sociali per monitorare la situazione, in particolare sulla qualità dei servizi erogati e sulla spesa.PREOCCUPAZIONE PER LA RIPRESA DI SETTEMBREIl presidente Errani non ha comunque nascosto le preoccupazione per quanto potrà succedere in settembre, soprattutto sul fronte del credito alle imprese. Per questo ha anche annunciato, alla ripresa dopo le vacanze, l’apertura di un tavolo con l’Abi e gli istituti di credito. "Serve un salto di qualità nel rapporto tra impresa e banche. Nessuna azienda deve chiudere perché ha un problema di liquidita". "Siamo soddisfatti e condividiamo le parole del presidente – ha detto parte sua Anna Maria Artoni prima di lasciare la sede dell’incontro – abbiamo lavorato con grande responsabilità. Avevamo preso un impegno con questo tavolo di provare a trovare una soluzione positiva. La nostra adesione condizionata ai chiarimenti che il presidente ci ha dato, ci vede soddisfatti e ci tranquilizza anche per il prosieguo perché pensiamo che avremo un settembre complesso. In questo modo – ha concluso Artoni – pensiamo di poterlo affrontare con la giusta attrezzatura".

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