Patrizio Roversi, biologico non più “per caso”


BOLOGNA, 5 OTT. 2010 – Le cose buone meritano sempre una "ripresa", un approfondimento. E’ certamente questo il caso: il sequel di una intervista fatta due anni fa ad un personaggio "mediatico" come Patrizio Roversi, che in quella occasione, dopo essere stato definito "turista per caso e velista per caso", assunse, appunto, la veste di "bio per caso". Mi sembra che oggi l’appellativo "per caso" non renda più l’idea, e lo definirei piuttosto, "convinto". Della necessità/opportunità di fare qualcosa anche in questo ambito, per sè e per il mondo.Al di là del vezzo, "per caso" significa che non sono un addetto ai lavori, ma un consumatore, che "deve" essere informato su certe cose. Vuole capire e anche "tirare giù da pero" (motto tipicamente bolognese, anche se Patrizio è nato a Mantova, n.d,a.) gli scienziati e gli addetti ai lavori affinché ci diano degli strumenti critici. Il marketing non è più improntato al consumo inconsapevole e indifferenziato: vogliamo un consumatore "critico"? Allora bisogna che facciamo uno sforzo. Tra noi consumatori e voi addetti ai lavori per uscire dai laboratori o dai convegni specifici, o dai problemi squisitamente economici, per comunicare. Sono un consumatore, "non per caso" ma "per forza": tutti i giorni mangio, sto in ambienti più o meno sani, voglio progettare, in termini di stili di via, qualcosa di "compatibile". Per cui devo capire, questo è lo sforzo da fare".L’altra volta parlasti di tua figlia, e dicesti che lo facevi anche per lei. Questo concetto come si pone, per esempio, negli acquisti?Il rapporto con mia figlia, su questo, si è ribaltato: è lei che si preoccupa se non faccio la raccolta differenziata, se spreco l’acqua, per esempio. Ed è giusto che milioni di adolescenti abbiano a disposizione sempre più strumenti per cambiare il mondo. Questo è l’appeal per avere qualcosa da fare e sperare in qualcosa per il futuro. E’ chiaro che abbiamo un tempo limitato, ma è giusto pensare in termini "secolari". Cosa che purtroppo la politica non fa più, tutto vive sull’immediato. Avendo una figlia non devi pensare di "metterci una pezza", ma innescare un cambiamento guardando almeno verso i prossimi trenta anni.Concludiamo con uno sguardo sul mondo, prendendo spunto dal viaggio che Roversi fece seguendo le tracce del brigantino Beagle, un secolo prima con un personaggio importante, un certo Darwin, e scusate se è poco, come parte dell’equipaggio.In quell’occasione le mie guide furono dei professori, degli studenti, dei ricercatori, ma anche chi produce in maniera biologica ed equo-solidale: la filiera della banana, del cotone, in Ecuador e in Perù per esempio. E’ stata l’occasione per toccare con mano come il cambiamento si espande partendo da un nucleo centrale, tessendo migliaia di legami e collegamenti con altri aspetti della vita. Una ragnatela positiva.Domanda finale: il biologico, come sistema, fa tutto quanto è necessario per farsi conoscere e apprezzare da un pubblico che non sia dell’1 % come adesso?Purtroppo la risposta è scontata: non fa tutto quello che si potrebbe fare, perché molte battaglie rischiano di essere sempre e solo ideologiche, e quindi perdenti o al massimo ci nicchia. Si tratta di approfondire e accettare la complessità del tema. Andarci dentro è faticoso, ma  è giusto, se si vuole essere davvero moderni consumatori.

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